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San Nicolò, un incontro atteso

IL BISOGNO DI SENTIRE ALTRE NARRAZIONI

 

Eravamo in tanti. La chiesa non ci conteneva. E lo si immaginava. Lo si sperava.

Un incontro desiderato, atteso quello con Padre Alex Zanotelli e il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, a San Nicolò il 5 febbraio. Un incontro che la dice lunga sulla necessità che abbiamo di persone, di leader, di qualcuno che sia ancora in grado di parlare.

Abbiamo bisogno di persone come Alex Zanotelli. Non per cadere nell’errore che si fa dall’altra parte: la parte che ritiene cosa normale quel culto della personalità, quell’idolatria della figura del capo che è tipica di tutti i fascismi, di tutti i populismi e dei regimi autoritari. Il culto, l’idolatria del capo a cui tutto è permesso e perdonato. A cui tutto si concede, anche le peggiori efferatezze perché in fondo è bello, consolante che qualcuno rappresenti il lato più cattivo, peggiore che ci portiamo dentro.

No! Non abbiamo bisogno di capi, di guide di questo tipo. Abbiamo bisogno di sentire che certi discorsi possono ancora essere fatti. Certo sono discorsi che già conosciamo (li conosciamo da decine di anni, dai tempi dell’impegno sociale e politico, dai tempi delle Arene di pace …). Non li ascoltiamo perché amiamo ripetere cose già note, quasi scontate, quasi con un atteggiamento di nostalgici, ma perché è importante trovare il modo di scagliarci contro il muro del pensiero tetro, monotematico che si sta imponendo a livello mondiale. L’Italia, ma in fondo tutto l’Occidente, gli USA, non sono preda dei populisti; non sono ancora in mano ai fascisti. Siamo altra cosa dai vari Trump, Salvini, Bolsonaro; siamo altra cosa dai vari reucci dell’Est Europa. Il nostro mondo non sta regredendo. Perché e finché c’è qualcuno che sa impedirlo, che sa dire di no, che sa alzare una voce differente.

Ha fatto impressione sentire testimonianze come quelle di Alex (segnate da decenni di battaglie di ogni tipo a favore dei poveri) e di Mimmo Lucano (questa genuinamente figlia dei nostri tempi).

Il primo ci ha fatto capire che il fenomeno della migrazione è un fatto strutturale, non emergenziale, la conseguenza di un sistema politico- finanziario- militare profondamente ingiusto e crudele. È il capitale, la finanza, noi occidentali e il nostro dio denaro, che continua a prosciugare il Sud del mondo provocando la fuga di milioni di persone verso terre migliori. Non si tratta di emergenza ma di un movimento strutturale, generato dall’ingiustizia. Premi all’inverosimile una palla di gomma da una parte. Cosa succede? Che si finisce per provocare una reazione opposta. La massa torna ad emergere dall’altra parte della sfera. Milioni di persone muoiono sul posto per le guerre combattute con le armi che USA ed Europa fornisce. E noi non ne sappiamo nulla (chi parla di Africa al di fuori di Nigrizia?). Quelli che non muoiono si muovono verso di noi. E da noi cosa incontra questa gente dopo mesi di viaggio infernale? I popoli europei e nordamericano (e peggio ancora australiano) accolgono questa gente, questi poveri con fili spinati, con porti chiusi, con muri. Con la narrazione falsa e propagandistica fatta dai governi di estrema destra che questi stanno venendo da noi per rubarci il lavoro, per delinquere, per invaderci.

Ma come? Se abbiamo già rubato noi tutto a loro? Certo non tutti tra “noi”. Non i poveri dei nostri paesi. Giacché anche da noi il processo di impoverimento della popolazione sta crescendo in maniera inarrestabile. Mentre, paradossalmente, sappiamo che anche la ricchezza mondiale è sempre più grande. Ecco la grande ingiustizia: i poveri crescono e cresceranno sempre di più, ma i ricchi saranno sempre più ricchi e … sempre di meno.

È il denaro, sono i ricchi, i potenti, ad averli già depredati di tutto, ad aver tolto ai poveri che arrivano da noi la possibilità di vivere una vita degna nelle loro terre. E sono loro i ricchi, i potenti, a presentarci questi poveri come nostri nemici. Si vuole che scoppi una guerra tra poveri. È questo che vuole l’estrema destra che governa il mondo oggi. Ai ricchi, ai potenti fa comodo la guerra combattuta tra i poveri. Perché al ricco, al potente non interessa niente, assolutamente niente, della vita del povero. Al ricco interessa solo la sua vita, e quella del suo clan. Non importa se i poveri si scannano tra di loro. Anche la vita umana è inserita nel processo naturale della selezione naturale. Sopravvive il più forte, il più furbo, il più ricco, quello che ha più privilegi. Le guerre servono a sfoltire un’umanità troppo numerosa e minacciosa. Un’umanità che corre a due velocità. Una di serie A e un’altra di serie B.

Perché il modello Riace che Mimmo Lucano ha tentato di descriverci con parole tanto semplici e commosse dà così fastidio? Perché si è attirato le ire del potere? Perché non si tratta solo di un modello di accoglienza, di integrazione, ma di un modello di alleanza, di incontro, di amicizia tra poveri. Perché sono i poveri che possono accogliere di più i poveri, i più poveri di loro. Non sono i ricchi che possono accogliere, perché i ricchi hanno paura. Hanno troppo da perdere. Per loro il povero è un diverso, una minaccia, specie se ha la pelle di un altro colore. Riace è stata presentata giustamente come un modello, un modello di incontro e di alleanza tra poveri. E questo fa tanta paura alla narrazione ufficiale del potere per la quale chi arriva da fuori, dal mare o attraverso il deserto, deve essere presentato come il capro espiatorio su cui scaricare ogni colpa. “Armi di distrazione di massa” vengono definiti i migranti. Riace dà fastidio perché può essere, come si è detto a San Nicolò, il modello di un nuovo modo di accogliere, di integrare e di valorizzare lo straniero che arriva da noi. Magari arrivando a ridar vita a tante zone abbandonate del nostro paese.   

 Abbiamo bisogno di incontri come quello di San Nicolò per sentire che esiste un’alternativa alla montagna di menzogne che i politici e i media che stanno dalla loro parte quotidianamente ci propinano. Il mondo non è come quello che loro ci presentano. Abbiamo bisogno di sentire altre narrazioni, altri racconti della realtà.                                                                                                                             

                                                                                                                     

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info
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