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Chiesa del potere e chiesa dei poveri

ALLA PIEVE IN ASCOLTO DI TESTIMONI  CONTRO OGNI FORMA DI OPPRESSIONE

Si è tenuto, domenica 27 gennaio, l’incontro in memoria di padre Turoldo nel XXVII anniversario della morte. Come gli altri anni ci si è ritrovati alla Pieve di Colognola ai Colli, la chiesa – come don Luigi Adami non manca mai di sottolineare – definita da padre Turoldo “la tenda di Dio in mezzo agli uomini”. Il luogo più adatto per sottolineare un legame, un’amicizia che padre Davide aveva con don Luigi e con la nostra terra.

Nell'introduzione don Marco Campedelli ha fatto un cenno alla necessità di rendere questi incontri vivi e attuali contro la possibilità che essi finiscano per rappresentare solo qualcosa di autoreferenziale, di folkloristico, anche se piacevole e gratificante. La media dell’età dei partecipanti ci conferma nella sensazione di rappresentare una esigua minoranza, dal punto di vista numerico ma anche generazionale, una specie di bolla immersa in un mondo che sembra andare in tutt’altra direzione. Dove erano e dove sono i giovani? E non i giovani in generale, bensì i nostri figli, i nostri nipoti? I giovani che dovrebbero aver respirato direttamente, dal vivo, gli ideali, i valori e gli ideali nei quali ci identifichiamo? Certo: i valori del regno di Dio non possono mai essere valutati con i criteri del consenso e della maggioranza. Il regno assomiglia sempre al piccolo seme, che cresce e avanza in maniera misteriosa e contradditoria.

Gli incontri alla Pieve da qualche anno ci hanno fatto allargare la nostra attenzione. Dapprima a Padre Ernesto Balducci e, poi, ad altre personalità significative. Quest’anno siamo stati aiutati ad avvicinarci alla figura di San Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato nel 1980 da membri degli squadroni della morte del colonnello D’Abuisson. San Oscar Romero rappresenta tutto il continente latino americano. E’ il Santo delle comunità di base, della Teologia della liberazione, il Santo dei poveri, degli oppressi, di tutta quella realtà umana-ecclesiale-civile che il potere politico ed economico, che tanto spazio ha ancora all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, vorrebbe schiacciare o per lo meno rendere invisibile. Non si spiega in altro modo il fatto che ci siano voluti trentotto anni perché Romero venisse canonizzato quando il popolo salvadoregno lo aveva dichiarato tale fin dal momento successivo alla morte. Ci voleva Francesco a far tirar fuori dal cassetto le carte di questo processo di beatificazione. È una delle contraddizioni di una chiesa che continua ad essere invischiata con i giochi di potere. Ci vuole coraggio e forza di volontà a rimanere fedeli a questa chiesa, a non lasciarsi trascinare dalla tentazione di un altro terribile scisma (di cui papa Francesco è il primo ad avere coscienza): la spaccatura tra la chiesa ufficiale e la chiesa della gente, dei poveri, dei laici …

E’ di qualche anno fa, precisamente del 2009, il libro alquanto significativo al riguardo di Riccardo Chiaberghe, Lo scisma, cattolici senza papa. È stato scritto quando ancora papa Francesco non era diventato vescovo di Roma. Sulla scorta delle parole e delle azioni di questo papa possiamo dire che le cose oggi non stiano proprio così. Lo scisma non avviene più tra popolo di Dio e il suo pastore - visto che la figura del vescovo di Roma ha acquistato, con Francesco, una dimensione profetica senza precedenti - ma tra chiesa del potere e chiesa della gente, dei poveri. Da una parte la chiesa del popolo assieme al suo pastore e, dall’altro, l’apparato, la burocrazia, la gerarchia del potere e degli interessi da difendere. Non occorre una particolare perspicacia per rendersi conto di quanti nemici Francesco debba ogni giorno affrontare. Nemici forti e potenti: le élites politiche e finanziarie che, in un modo o nell’altro, continuano a dominare le sorti dell’intero pianeta, le élites capitaliste che hanno in mano tutte le leve del potere e che continuano a mantenere l’intero genere umano ostaggio di meccanismi socio economici basati sull’ingiustizia e sull’ineguaglianza. E’ la peggiore destra che ha dichiarato guerra a papa Francesco. Una guerra che sta combattendo subdolamente insinuandosi all’interno della stessa istituzione ecclesiastica, cooptando e portando dalla sua parte numerosi membri di questa istituzione. È papa Francesco oggi il principale oggetto di attacco oggi dei poteri forti, per la sua difesa dell’uomo, del povero, dell’ambiente … E’ lui che va difeso ad ogni costo. È attorno a lui che ci si deve raccogliere.  

Alla luce di queste riflessioni si comprende quanto incontri come quello della Pieve siano importanti e preziosi. Anche se non dovrebbero dare l’impressione di costituire una semplice boccata di ossigeno, di rappresentare un punto di riferimento per nostalgici che sognano un mondo migliore che non potrà mai realizzarsi. Occorre guardare e pensare a questi incontri con un occhio rivolto al passato e un altro al futuro.

Padre Turoldo religioso e poeta ci aiuta a cantare il sogno, a dare voce alla speranza. La profezia si coniuga con il canto e la poesia.

Padre Balducci ci aiuta a riflettere come credenti criticamente sulla realtà dell’ingiustizia e dell’oppressione. La profezia come componente inseparabile della fede che stimola a prendere coscienza della realtà di oppressione e di ingiustizia in cui ci troviamo e a cambiarla.

Quest’anno ci siamo messi in ascolto del profeta testimone Oscar Romero. Un profeta che è anche pastore. Si! La profezia può essere vissuta anche dai pastori della Chiesa. Romero ha iniziato il suo processo di conversione ai poveri pochi giorni dopo aver cominciato ad esercitare il suo ministero come arcivescovo di San Salvador, a partire dall’assassinio crudele del suo amico gesuita Rutilio Grande. Ma è ancora vivo nella chiesa un altro pastore proveniente dalla “fine del mondo”, un pastore provvidenziale, un dono autentico di Dio, da ascoltare e da seguire. Prima che sia troppo tardi e nella consapevolezza dei pericoli che sta correndo, delle prove che deve affrontare ogni giorno.

La ricchezza, la bellezza, di questi incontri alla Pieve sono fuori discussione. Un grazie a chi ogni anno li pensa e li prepara.  Si potrebbe pensarli, in futuro, sempre di più come incontri di riflessione e di ascolto di tutti i testimoni della chiesa dei poveri, della chiesa del futuro, testimoni che, come Turoldo, Balducci, Tonino Bello, Romero si sono messi dalla parte della giustizia, contro ogni tipo di oppressione. Papa Francesco è uno di questi. Ed è ancora vivo, grazie a Dio.

Sappiamo quanto il mondo, soprattutto il mondo dei poveri, abbia bisogno di testimoni e di maestri. Ne ha bisogno soprattutto quando pensa che la loro opera sia del tutto inefficace e inutile. Ne ha bisogno proprio quando sembra essere più immerso in una sazietà o, all’opposto, in una oppressione che non permettono di guardarsi attorno e di cercare un messaggio che parli di qualcosa di differente.

       

Stefano Costa  - Redattore di Gerico.Info 

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