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L'atteggiamento ondivago di mons. Zenti

UNA POSIZIONE CHE SUSCITA MOLTE PERPLESSITA'

 

"Sollecitato da varie situazioni", monsignor Giuseppe Zenti, vescovo  della diocesi di Verona, nell'editoriale  del settimanale diocesano "Verona Fedele" dal titolo "A cosa servono le chiese?" del 28 gennaio scorso,  scrive testualmente: "Una chiesa viene eretta per propiziare l’incontro con Dio principalmente da parte del Popolo di Dio" e più avanti "Il rispetto della natura sacra delle chiese esclude ogni altro uso con sfondo profano, per cui esistono teatri, sale pubbliche, tensostrutture, piazze".

La considerazione del vescovo allude in maniera criptica a non meglio precisati avvenimenti "con sfondo profano" accaduti recentemente, in cui uomini non di Chiesa hanno avuto modo di far sentire la loro voce parlando in una chiesa. Se questa è la certezza dottrinale del vescovo Zenti,  non si capisce in base a quali motivazioni lui stesso, alla fine della celebrazione della Santa Messa della notte di Natale del 2013, abbia caldamente invitato i fedeli presenti a trattenersi nella cattedrale per ascoltare le parole del sindaco allora in carica, Flavio Tosi, un uomo politico notoriamente non di chiesa. All'epoca questo avvenimento fece scalpore, anche sui media a livello nazionale. Perché allora, cinque anni fa,  un politico poteva liberamente  parlare non in  una chiesetta di campagna, ma dal pulpito del Duomo di Verona, e adesso questo viene vivamente sconsigliato?  Cosa è cambiato da allora nelle certezze dottrinali del vescovo Zenti? Difficile spiegarsi questo atteggiamento ondivago.

Nell'editoriale in questione, inoltre, monsignor Zenti tiene a precisare che  "la chiesa è spazio anche per l’annuncio e la spiegazione, possibilmente con ricadute sulla vita, della Parola di Dio". Perché  il vescovo ha sentito il bisogno di sottolineare quel "possibilmente"? Questo non dovrebbe essere la normalità?  Se la Parola di Dio non viene calata nelle situazioni della vita reale  di tutti i giorni, non viene incarnata, come si suol dire,  non può essere credibile: è lì, nel concretizzarsi della Parola nella vita quotidiana, che il messaggio evangelico prende vigore e vita, altrimenti rimane un racconto come un altro, fine a se stesso.

Considerazioni, quelle espresse dal  vescovo Zenti, che lasciano  perplessi molti credenti, che però non hanno possibilità di confrontarsi con lui  su questo e su altri aspetti cruciali per la vita ecclesiale. Perché la separazione tra laici, che devono ascoltare, e clero,  a cui compete parlare con autorità,  resta netta nella prassi cattolica. Con crescente disagio e  scoramento dei laici, donne e uomini.

Anche le chiese, sempre più vuote, parlano al vescovo. Se le sa ascoltare...

Gianni Giuliari -  Redattore di Gerico.Info


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