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L'effetto spettatore

QUELLI CHE: "NON VEDO NON SENTO NON PARLO"

Ad un corso antincendio organizzato dalla cooperativa per la quale lavoro ho appreso questo nuovo concetto. Per la verità non si tratta di nulla di nuovo. È interessante rendersi conto di come medici, psicologi, psichiatri, sociologi e altri specialisti in scienze umane riescano a fornire una spiegazione scientifica, una concettualizzazione, a fenomeni sociali e comportamentali che già ci sono ben noti.

Di cosa si tratta? Cos’è l’effetto spettatore? Pensiamo a una persona che si sente male, che diviene vittima di violenza o che vive particolari situazioni di pericolo. Immaginiamo che tutto questo avvenga non in luoghi isolati, o di notte, ma in contesti frequentati, per non dire affollati. Cosa succede? Che tanta gente passa accanto al malcapitato e nessuno ne prende le difese o tenta un gesto di aiuto. Al corso ci è stato presentato un video in cui un signore moriva di infarto in una sala d’aspetto di un ospedale sotto gli occhi di altre persone. Oppure una bambina che urlava per la strada mentre un signore fingeva di aggredirla. Nessuno dei viandanti si fermava ad aiutarla. O ancora: una vittima di un incidente stradale in una strada trafficata che non veniva soccorso da nessuno.

Commentavo con chi mi stava seduto vicino perché fosse necessario andare a scomodare teorie scientifiche per spiegare questo comportamento. Papa Francesco parla della “globalizzazione dell’indifferenza”. Il vangelo, ancor prima di lui, ci presenta la stupenda parabola del Samaritano. Un uomo aggredito e lasciato mezzo morto lungo il ciglio della strada non risveglia alcun sentimento né nel levita né nel sacerdote che si trovano a percorrere la medesima strada. Solo uno straniero, uno che viene classificato come nemico od eretico, è capace di guardarlo con occhi differenti e lo soccorre. A differenza degli altri due, il samaritano ha il coraggio di guardare al povero malcapitato. Lo guarda e lo soccorre. Di lui Gesù parla come di colui che si è fatto prossimo al malcapitato.

Ma torniamo al tema del video che potrebbe essere inteso come una sorta di concretizzazione, una specie di banalizzazione contemporanea del grande messaggio della parabola del Samaritano. L’effetto spettatore mi porta a riflettere su due aspetti. Primo: la facilità con cui l’essere umano sa crearsi alibi, giustificazioni di ogni sorta. “C’ero ma è come se non ci fossi stato. Proprio non ci ho fatto caso! Non mi sono accorto di niente. Non ho visto! Ero troppo preso nei miei problemi, nei miei pensieri!” Si tratta del processo di rimozione per tutto ciò che ci crea fastidio e ci fa’ star male. Si vorrebbe veramente non aver visto, esser stati ciechi. Almeno non avremmo nulla da rimproverarci, non avremmo un peso così grande sulla coscienza.

E, secondo aspetto, la facilità con cui rimaniamo appunto spettatori. Una sorta di impotenza che ci impedisce di agire, di tentare la più piccola azione. Non dipenderà questo forse dal fatto che viviamo nella società della spettacolarizzazione? La televisione e la rete ci hanno fatto familiarizzare con ogni sorta di spettacolo rendendoci, all’opposto, incapaci di affrontare la realtà e di interagire efficacemente con essa. Viviamo sommersi – è vero in un oceano di informazioni. Veniamo a conoscenza di tutto ciò che accade in tempo reale. Ma in fondo anche l’informazione ci abitua ad essere dei semplici spettatori. Non ci figuriamo nemmeno che una sciagura, una tragedia, possa avvenire realmente sotto i nostri occhi, a due passi da noi. Se e quando questo accade non sappiamo che pesci pigliare. Basti pensare a come abbiamo allontanato il momento del morire (questa si un’esperienza che prima o poi ci coinvolge tutti, dal primo all’ultimo) dalle nostre case per relegarlo ad istituzioni specializzate per questo.     

Alla fine siamo posti di fronte esattamente a questo bivio. Dobbiamo scegliere di percorrere una strada o l’altra. O si diventa prossimi, si accetta di farsi carico di chi ci viene, in qualunque modo, incontro. Oppure ci si allontana, si guarda dall’altra parte, facendo come lo spettatore che vede e non fa nulla presentando la scusa che ci sono altri migliori di lui, altri maggiormente adatti a prendersi cura dell’altro, a fare qualcosa. Potremmo andare anche oltre nel dare un nome a queste due strade alternative: o si fa qualcosa, pagando di persona, o ci si giustifica diventando cattivi, regredendo in umanità e civiltà. Sempre seguendo la tesi dell’effetto spettatore si può sempre dire che spetta agli altri non a noi. Gli altri intesi come vicini di casa e come altre nazioni, i politici, l’Europa …

I nostri politici (che noi ci siamo scelti e che abbiamo eletto) fanno di tutto per confermarci e giustificarci in questo nostro incattivimento e in questa perdita di umanità e anche di fede cristiana. In fondo non aspettiamo altro di meglio che qualcuno faccia il lavoro sporco per noi. Quanta gente è contenta che una barca piena di gente di colore affondi in mare perché sulla pelle sente che, in fondo, quelli non sono esseri umani come noi? Certo nessuno sarebbe disposto ad ammetterlo apertamente. Fa’ tanto e tanto comodo che ci sia un ministro che non ha paura ad assumersi pubblicamente la responsabilità di farlo, magari chiudendo i porti e lasciando navi cariche di esseri umani in balia delle onde per giorni. È per questo che la popolarità di questo ministro continua a crescere. Perché tutti siamo e stiamo diventando sempre più cattivi, disumani. Se non tutti, tanti. È successa la stessa cosa con Hitler e lo sterminio di milioni di ebrei, cosa che ha finito per fare comodo a tanti tedeschi, anche grazie ad una martellante propaganda, o con le leggi razziali nel nostro paese. In fondo la gente sapeva e si adeguava. Come diceva Edith Stein: i tedeschi sapevano quello che Hitler stava facendo fin dal 1934. E chi non era d’accordo, chi voleva che la storia seguisse un corso differente, ha rischiato e pagato con la vita o se n’è andato all’estero.

Forse la giornata della memoria che abbiamo appena celebrato dovrebbe aiutarci a combattere lo stato d’animo di indifferenza e di assuefazione che ci porta ad accompagnare, come qualcosa di ineluttabile, il cammino di disumanizzazione che tutto il nostro mondo sta percorrendo. C’è sempre una speranza: lo spettatore può essere ancora qualcuno che può essere risvegliato dal suo torpore. La sua ignavia può essere indifferenza cinica ma può rappresentare semplicemente mancanza di coraggio, codardia. Ed è per questo che è importante che ci sia qualcuno che gli urli o gli testimoni che è possibile scegliere una strada diversa a quella dell’incattivimento, dell’imbarbarimento. È il valore di testimonianza che da’ chi fa’ qualcosa, chi si ferma e aiuta pagando di persona.     

                                                                       

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info
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