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Due ministri e il trofeo di caccia da esibire

L'ESTRADIZIONE DI CESARE BATTISTI IN ITALIA

 

Evviva! Battisti è alla fine stato estradato in Italia. C’è voluto un presidente di estrema destra, amante dei metodi forti e attorniato da militari a farlo consegnare alla Giustizia del nostro Paese. È triste che da parte brasiliana sia stato presentato come un favore, una specie di regalo,  che il presidente Bolsonaro avrebbe concesso al paese dei suoi genitori e al suo “amico” Salvini. Fatto che ancora una volta la dice lunga sulla qualità, sull’affidabilità e sulla statura politica dei governanti che hanno in mano le sorti del mondo. Ma la dice lunga anche sulle gravi mancanze e miopie delle forze di sinistra che in ogni paese non si sono vergognate di prendere le distanze dal terrorista rosso: dalla Francia che da decenni protegge delinquenti come Battisti con la famigerata dottrina Mitterand per approdare al Brasile guidato dal presidente Ignacio Lula da Silva. Questo atteggiamento accondiscendente è stato capovolto dalla destra estrema, giustizialista e sovranista, che ha raggiunto il potere. Ma lo stato di Diritto dovrebbe essere altra cosa. Non dovrebbe essere soggetto agli umori dei governanti di turno.

La destra che si fa rispettare perché capace di mostrare i muscoli. Bolsonaro come Salvini. Salvini come Trump. Erdogan e Putin e avanti. Populismo, improvvisazione che tanta presa comunque hanno sulla gente comune, soprattutto quando si tratta certi argomenti. Come se fosse giusto risolvere questioni di giustizia con argomenti di questo tipo. Il solito modo di pensare e di gestire la cosa pubblica affidato alla pancia. Il caso, o la fortuna, ha voluto che Battisti sia comunque stato catturato a Santa Cruz in Bolivia e sia stato estradato direttamente in Italia da questo paese. Un piccolo smacco per le pretese di Bolsonaro.

Altra polemica è scaturita dallo show organizzato dai ministri italiani all’arrivo di Battisti in Italia. Al suo arrivo a Ciampino era presente il ministro dell’interno Salvini che deve proprio occuparsi di tutto ed essere presente ovunque. Non vuol lasciare spazio alcuno ai suoi colleghi di governo. “Marcirà in carcere”. Ha detto con la sua consueta arroganza, andando contro ogni forma di rispetto dei diritti umani. Diritti umani che valgono anche per chi va in prigione, fino a prova contraria.  Accanto a lui il ministro della Giustizia Bonafede che arriva ad indossare la giacca della polizia penitenziaria e a sorridere per il consueto selfie.  Che bisogno c’è di queste pagliacciate? È stato il giornalista Telese, durante il programma Otto e mezzo, a definirle in questo modo per distinguersi dalla posizione dello storico Canfora che parlava più drammaticamente di tendenze o derive fascistoidi presenti nell’attuale classe dirigente.

Il metodo fascista e la tendenza allo show non sono comunque realtà per nulla antitetiche. Il fascismo ha bisogno di consenso. E questo si ottiene mediante una continua azione di propaganda e travisamento della realtà. Concetti quali Stato di Diritto e rispetto dei diritti dell’essere umano non fanno in nessun modo parte della visione che della politica hanno la maggior parte degli attuali governanti del nostro come di altri paesi. Anche se non siamo ancora tornati ai livelli delle efferate dittature del secolo scorso non si può non rilevare come il cammino della Democrazia (e della civiltà) stia regredendo rapidamente in ogni parte del mondo.

Non dovrebbero comportarsi in maniera un po’ più seria dei ministri di governo? Non dovrebbero collocarsi su un livello un po’ più alto da quello dell’osteria di paese? Perché trasformare l’arrivo di un terrorista in una specie di esibizione di un trofeo? Il solito metodo dei sistemi dittatoriali: “Panem et circenses”. Ogni satrapo ha bisogno di esibire lo scalpo dei nemici che è riuscito ad abbattere. I generali romani entravano in trionfo nell’Urbe trascinandosi dietro in catene gli schiavi che avevano sconfitto e catturato nei loro scontri. Il popolo ha bisogno di vedere e palpare con mano quanto il potere riesca ad essere efficace e determinato. Non importa se i suoi problemi non sono minimamente affrontati e risolti. Importa solo il ghigno di soddisfazione per il raggiungimento di questo esaltante risultato, il ghigno rabbioso di chi vede un odiato nemico finalmente umiliato. Chi si accontenta gode!


Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info 

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