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Salvini: la fragilità del presunto uomo forte

IN UN PAESE PIENO DI RABBIA E DI RISENTIMENTO

L’Istat presentava, qualche settimana fa, i dati economici e sociali per descrivere la realtà attuale del nostro Paese. I dati ci davano l’immagine un po’ sconfortante di un’Italia avvolta nelle spire di una crisi economica che non vuol finire, con la continua perdita di posti di lavoro, con un PIL che non torna a crescere, con il problema dei giovani, della denatalità … La situazione del paese può essere riassunta con l’immagine di un’Italia stanca e molto demotivata, incapace di guardare al futuro che le sta davanti con fiducia e creatività. Come se le energie facessero fatica a risvegliarsi. Fanno fatica a risvegliarsi perché non si sentono sufficientemente motivate a farlo. A quest’immagine se ne accompagna un’altra: quella di un paese rabbioso, pieno di risentimento, incattivito. È molto facile, quando le cose non vanno bene (o quando ci viene continuamente detto che non vanno bene) prendersela con qualcuno di esterno, un altro da noi. Un capro espiatorio su cui indirizzare tutta la nostra rabbia, che in fondo nasconde solo impotenza e codardia. È a questo punto che entra in campo Salvini e la sua Lega.  

È a Salvini che il Paese si è affidato e sembra affidarsi sempre di più (almeno secondo quanto dicono i sondaggi). Se il Paese è incattivito, se sempre più gente ragiona con la pancia o con i genitali anziché con il cuore e con la ragione (ma questo è un male comune anche a tanti altri Stati), il più cattivo di tutti, il cattivo per antonomasia sembra essere proprio lui: Salvini. E lui non si vergogna di questo. Si fa’ un vanto di questa sua presunta cattiveria. In una sorta di delirio di onnipotenza sa di essere il primo, pensa e sa di essere l’uomo più potente del Paese in quanto personificazione del sentimento di cattiveria e di paura comune alla maggioranza degli italiani. Una sorta di “unto”, di “messia” alla rovescia. Un messia delle tenebre, della chiusura, della paura, del razzismo. Un messia che incute paura anziché gioia e speranza. E sappiamo con quanta insistenza continui a ripetere il suo mantra: “Rappresento gli italiani”.

Quali poi non si sa? I mass-media si prestano ad essere cassa di risonanza dei suoi messaggi primitivi e semplicistici (su Twitter, istagram etc, ma quando ha il tempo di governare?) e succede, così, che sempre più gente finisca per credere che sia proprio così, che lui sia proprio l’uomo (forte) di cui il nostro Paese ha bisogno in questo momento storico. La propaganda di regime funziona sempre. E la maggioranza dei media sembra abbiano imboccato la strada dell’accondiscendenza graduale alla versione della realtà che il regime fa’.

E invece bisogna dire di NO! Bisogna dire che Salvini non ci rappresenta. Bisogna dire che gli italiani non sono come lui, anche se quelli come lui sbraitano e urlano più forte finendo per occupare i posti di maggior visibilità. Lo spoil system tanto denigrato negli altri ora è stato fatto proprio in tutto e per tutto dai partiti dei due vicepremier.

Gli italiani non sono come te, Salvini, non si sentono affatto rappresentati da te, anche se i tuoi sondaggisti possono farti credere e farci credere che il consenso nei tuoi confronti sia in continuo aumento. Certo che l’incutere continuamente terrore e paura paga, ma solo nel breve periodo, non nei tempi lunghi.

Alla politica e ai provvedimenti beceri e crudeli presi a livello di vertice (il famigerato decreto Salvini sull’immigrazione) fa’ da riscontro, a livello locale, la sollevazione dei sindaci che mostrano le conseguenze nefaste a cui condurrebbe l’applicazione totale di questo decreto: come per esempio il fatto che i comuni non possono iscrivere gli immigrati all’anagrafe perdendo ogni diritto di assistenza sanitaria, impedendo loro l’accesso ad ogni servizio. È questo che il decreto vuole: che gli immigrati siano condannati a diventare invisibili, vengano spinti  violentemente nel terreno della clandestinità, che è molto vicino all’illegalità. Sono loro, i sindaci, gli amministratori, i politici di base, che hanno il polso della realtà e che dimostrano molto spesso una competenza e una preparazione dieci volte superiore ai nostri rappresentanti nazionali eletti sull’onda dell’emotività e del martellamento mediatico, ad indicare le conseguenze nefaste che una legge come questa finirebbe per avere. Una legge criminogena, qualcuno l’ha definita, che crea sempre più ancor marginalità (e magari anche delinquenza) anziché integrazione.  

Gli italiani non sono con te, Salvini. Perché tu non sei dalla parte degli italiani. Non vuoi il bene degli italiani.  Vuoi solo il tuo bene. Volere il bene degli italiani vorrebbe dire pensare al bene, al vero bene, del Paese, al suo futuro, ai giovani, al lavoro, alla natalità. E non presentare gli immigrati come se fossero la causa di tutti i mali. Non tentare di convincerci continuamente di essere in guerra con loro, in guerra con i poveri. E a creare mura e chiusure con le tue soluzioni da uomo forte.

In realtà Salvini guarda solo al consenso elettorale. Perché è questo che gli interessa prima di tutto, anche con i provvedimenti sui migranti. Se avesse a cuore il bene del Paese penserebbe a loro, ai migranti, non come un problema, ma come una opportunità. Esattamente per l’opportunità che loro rappresentano: il futuro del nostro Paese. Loro sono gli italiani di domani, ma anche già di oggi.  È quello che ha ben compreso il presidente Mattarella che, nel discorso di fine anno, si è rivolto a loro come ai nuovi italiani. Ma si capisce che Mattarella è altra cosa da Salvini. Mattarella rappresenta il punto di riferimento, il faro, in mezzo alla melma e al fango di una classe politica che si dimostra sempre più inadeguata e incompetente, nonostante il consenso di cui gode.                                                                                            

                                                                                  

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info
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