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La TV serva della pubblicità

IL FUTURO IN UN MONDO DI ANIMALI DA COMPAGNIA

La televisione è il social media per eccellenza. La sua pervasività, la sua onnipresenza si è imposta alla vita di gran parte, per non dire di tutta, l’umanità cambiando usi e costumi, formando modi di pensare omologati e spingendo il mondo verso una globalizzazione di mentalità e di comportamento. È molto difficile accostarsi ad essa con delle scelte precise. Molto meglio - per chi vuole approfondire determinate tematiche o fare un proprio personale percorso di approfondimento o di intrattenimento - scegliere altre strade: internet, televisioni specializzate, radio e, ancora una volta, libri …  L’assistere ad un qualche programma televisivo coincide il più delle volte ad un momento di distrazione, di disimpegno totale, momento in cui si vuole staccare in qualche modo la spina di ogni tipo di impegno e di concentrazione. Si assiste al programma con l’atteggiamento di chi si sta bevendo tutto. Non c’è interazione personale all’interno di questo mezzo. La tv ha bisogno di spettatori, non di interlocutori.

Succede poi che quando si sta assistendo ad un programma decente, per non dire interessante e magari anche stimolante dal punto di vista culturale, si venga continuamente interrotti dalle pause per i cosiddetti consigli per gli acquisti. Da tempo abbiamo appreso che la Tv non è tanto, o non solo, un mezzo culturale o di intrattenimento ma anche, e forse soprattutto, il principale strumento posto al servizio del mercato pubblicitario.

L’essenza, l’anima, della televisione è la pubblicità. I programmi sono pensati e progettati anche (soprattutto) per la loro capacità di far aumentare l’audience.

Andando più nel dettaglio sarei curioso di conoscere quali sono i prodotti maggiormente pubblicizzati alla televisione (anche se ovviamente non si tratta solo di tivù … ci sono anche i giornali e le radio …), i prodotti, i marchi capaci di far risvegliare i bisogni più o meno profondi della gente stimolandola all’acquisto. Si tratta dei prodotti che maggiormente sono in grado di contribuire ad aumentare il vortice del consumismo e, quindi, come si è soliti dire, a far girare l’economia.

 In cima a questa specie di graduatoria di prodotti penso si dovrebbe mettere il prodotto automobile. Seguito poi  dai telefonini e dagli smartphone, intesi nel senso dello strumento materiale come anche nel senso del gestore telefonico.

Ci sono poi i prodotti femminili: profumi e biancheria. E una fetta sempre più grande di presenza pubblicitaria è riservata ultimamente al cibo per animali. Anzi non si tratta più di solo cibo: siamo arrivati ai prodotti igienico sanitari, ai giocattoli, ai cosmetici e ai prodotti farmaceutici, ai vestitini.

A queste considerazione, a questa curiosità, è facile aggiungerne un’altra. Una considerazione riguardante l’aspetto demografico. Un tempo al posto dei prodotti pubblicizzati per i “nostri amici a quattro zampe” si trovava tutto il settore dei prodotti per l’infanzia: pannolini, biscotti, omogeneizzati … prodotti a cui sembra corrispondere, dal punto di vista del mercato, un continuo calo di domanda.

Lo spazio che l’infanzia aveva un tempo anche nel mondo del mercato è sempre più in calo, sostituito dai bisogni del mondo dei nostri animali di compagnia.  Da distinguersi in bisogni reali, di un animale in quanto tale, e bisogni che siamo noi umani ad attribuire loro. Questi secondi probabilmente destinati a crescere sempre di più.

Come a dire, secondo la fisica, che quando certi spazi vengono lasciati liberi devono per forza di cosa essere occupati da qualcos’altro o da qualcun altro: nel mondo degli affetti come anche nel mondo del commercio.


Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info

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