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Il TAR del Lazio boccia AGSM

AGSM a reti unificate.

Facce tirate, nervosismo alle stelle, parole che annaspano ieri ad AGSM: questo è quello che più colpisce nelle immagini del video della conferenza stampa del duo Cigolini/Paternoster. Un video senza contraddittorio o domande lanciato dal sito on line del quotidiano cittadino in imbarazzante ritardo, molto tempo dopo che noi di Gerico avevamo postato per primi la notizia sulla rete. 

Quale il motivo di tanto affanno? La notizia che il TAR del Lazio ha rigettato  il ricorso di AGSM per riottenere i contributi statali (CIP6) per l’inceneritore di Ca’ del Bue condannando l'azienda anche al pagamento delle spese di giudizio (2000 €). Mentre Cigolini cercava di soffocare la rabbia e il nervosismo bevendo a più riprese sorsi d’acqua, Paternoster annaspava cercando le parole  per controbattere alla sentenza del TAR, arrivando all’assurdo di addossare la colpa  alla legge 22/1997 che prevedeva l’entrata in vigore della raccolta differenziata.

Il TAR nel dispositivo della sentenza afferma: “La circostanza che una legge nazionale venga osservata non può in nessun caso reputarsi né eccezionale, né imprevedibile, dovendo costituire la regola”.  Per Paternoster le cause di forza maggiore che hanno bloccato il vecchio impianto di Ca’ del Bue è il rispetto della legge nazionale. Semplicemente assurdo!

Come è assurda l'ostinazione nel voler proseguire questa inutile battaglia preannunciando il ricorso dal Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR. E con quali soldi presenteranno il ricorso? Con i soldi dei contribuenti veronesi, ovviamente! E il sindaco che ha sempre difeso strenuamente il progetto di Ca' del Bue che fa? In tutt'altre faccende affaccendato, Tosi "tase".  


Fonte Gianni
Curatore Gianni
   

Impossibile da credere

Sconvolgenti novità nel Trattato Transatlantico Commerciale.

Sembra impossibile immaginare che una multinazionale possa trascinare davanti a un tribunale uno Stato perché ha emesso delle leggi che frenino i suoi profitti. Eppure prossimamente la multinazionale che si sente penalizzata potrebbe chiedere un risarcimento danni per i mancati guadagni a causa di una legislazione ambientale di qualche stato troppo rigorosa o di una politica del lavoro troppo vincolante.

E’ questo che in tutta riservatezza si sta cercando di stabilire nel Ttip (acronimo che sta a indicare il Trattato Transatlantico Commerciale), oggetto di discussione tra una ristretta cerchia della Commissione Europea, che equivale al governo della U.E., e alcuni esperti del Ministero del Commercio USA.

Se questo trattato dovesse entrare in vigore, i privilegi delle multinazionali avrebbero forza di legge e le sue disposizioni potrebbero essere emendate solamente con il consenso unanime di tutti i paesi firmatari. In questo modo i governi nazionali si troverebbero svuotati nelle loro stesse istituzioni, e non conterebbero nulla le alternanze politiche e le mobilitazioni popolari.

Uno scenario da brivido che la nostra mente si rifiuta di immaginare!

Questo trattato tenta di riprodurre in Europa lo spirito e le modalità di un analogo modello asiatico, l’Accordo di partenariato transpacifico (Tpp), attualmente in corso di adozione in dodici paesi dopo essere stato tenacemente promosso dagli ambienti d’affari. I fautori del Ttip ammettono senza remore che il loro obiettivo è quello di imporre «l’eliminazione, la riduzione e la prevenzione di politiche nazionali superflue», dal momento che viene considerato «superfluo» tutto ciò che rallenta la circolazione delle merci, come la regolazione della finanza, la lotta contro il riscaldamento climatico o l’esercizio della democrazia.

Nel nostro paese questo sta, purtroppo, passando sotto silenzio: per questo c’è un assoluto bisogno di una informazione libera, di una consapevolezza allargata e di iniziative forti, finché siamo in tempo.

Un esempio di quello che potrebbe in futuro succedere è la proposta avanzata al Parlamento Europeo dai detentori dei semi mondiali di dichiarare illegale in Europa l’utilizzo delle sementi autoprodotte dai piccoli coltivatori. Per fortuna la Commissione europea che si occupa di ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare, ha a fine gennaio rigettato a grande maggioranza la proposta. Il pericolo tuttavia non è cessato. Adesso spetterà alla Commissione Agricoltura della Comunità cercare di ostacolare questo disegno di legge e adoperarsi affinché i piccoli coltivatori non vengano sacrificati sull’altare degli interessi delle grandi multinazionali. Ma fino a quando si potrà resistere di fronte alla volontà delle multinazionali di perseguire i propri obiettivi ?     

Fonte Gianni
Curatore Gianni
   

 

Il sindaco Tosi ammette lo stop a Ca’ del Bue

Senza i contributi governativi l’inceneritore non si può fare..

Stando alle ultime dichiarazioni del sindaco Tosi, sembra proprio che la vicenda di Ca’ del Bue stia trovando degli ostacoli insormontabili. Il fatto che gli incentivi governativi per l’energia prodotta da fonti rinnovabili, noti come CIP 6, non spettino all’inceneritore ha provocato una battuta d’arresto nell’iter del progetto.

Gli incentivi statali, valutati in 53 milioni di euro, non arriveranno, perché Ca’ del Bue è considerato un nuovo impianto, e non la ristrutturazione di quello vecchio, come subdolamente si voleva far credere. Non siamo ancora alla decisione definitiva, perché Urbaser, la ditta spagnola vincitrice del bando, ha presentato ricorso al TAR , ma è abbastanza prevedibile che il Tribunale amministrativo lo respinga.
 
Con la pubblica ammissione del sindaco, diventa chiaro a tutti che il vero obiettivo del progetto Ca’ del Bue non mirava tanto a risolvere in modo ottimale il ciclo dei rifiuti, quanto a innestare un meccanismo appetibile per i suoi risvolti economici e finanziari su cui l’amministrazione comunale faceva conto.

Adesso bisogna per forza cambiare strada per affrontare il nodo dei rifiuti con uno sguardo più innovativo che punti ad un futuro sostenibile. Non potrebbe anche Verona imboccare la via del progetto Rifiuti Zero che grandi città come San Francisco negli USA e Canberra in Australia stanno da anni percorrendo con buoni risultati, sul piano sia economico che ambientale?

Fonte Gianni
Curatore Gianni G
   

  

Strada spianata ad Adige Ambiente

La giunta comunale approva l'ampiamento di via Sasse.
 

“Il Comune di Verona riceverà dalla proprietà dell´impianto (Progeco Ambiente, ndr.) un contributo di 70mila euro, con i quali sistemeremo il manto stradale sul restante tratto di sette chilometri di via Sasse e su quello che unisce Ca´ del Bue alla tangenziale» parole del sindaco di Verona Flavio Tosi su l’Arena del 19 dicembre scorso. Ecco la cifra (settantamila euro) che ha convinto la Giunta Comunale di Verona a soddisfare la richiesta di Progeco Ambiente di allargare il tratto di Via Sasse che permette l’accesso alla discarica di rifiuti speciali di Ca’ Vecchia, gestita dalla società bresciana e situata nel territorio di S. Martino B.A.

Di fatto l’allargamento di via Sasse è funzionale non solo a Progeco, ma ancor di più è propedeutico al nuovo mega impianto di smaltimento rifiuti industriali che Adige Ambiente (consorella di Progeco) ha progettato di creare in quella stessa area.

E pensare che prima il Consiglio Comunale di Verona aveva bocciato il progetto di Adige Ambiente, e poi la Commissione Consiliare IV aveva respinto la richiesta di allargamento di Via Sasse ! Ciò non ha però impedito alla Giunta di accondiscendere alla richiesta di Progeco. Ha un bel dire Il sindaco di san Martino B.A. che si sente “pugnalato alle spalle” da Tosi per questa decisione; il suo omologo di Palazzo Barbieri ha buon gioco a rispondergli, nell’articolo citato, addossando a lui la “colpa” di aver per primo approvato l’impianto di Adige Ambiente con una delibera di Giunta del maggio 2011. Delibera che, a dire il vero, la Giunta Comunale di San Martino B.A. ha annunciato, sottolineo annunciato, di voler annullare.

I cittadini della zona, davanti alla zuffa dei sindaci, si domandano: fra i due litiganti, o presunti tali, chi ci rimette e chi è che se la gode? Senz’altro non i cittadini e non “l’interesse generale”, come invece ha sostenuto Tosi nell’articolo

Fonte Gerico
Curatore Gerico

 

Piove ancora sul bagnato

La pista di motocross a Ca’ del Bue.
 
“Questo è l’ombelico del mondo, dove le regole non esistono, esistono solo le eccezioni” verrebbe da dire alla Jovanotti a proposito di quel lembo di terra  del comune di Verona che confina con i comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio, da qualcuno denominato, non a torto, “il triangolo maledetto” per la presenza dell’inceneritore di Ca’ del Bue, della discarica di Ca’ Vecchia e dell’impianto di smaltimento di rifiuti di Adige Ambiente: una concentrazione abnorme di impianti con problematici impatti sul territorio.

La novità curiosa è il progetto di costruire  in quell’area una pista  per la pratica non agonistica di moto e bici cross, proposto dalla ditta Ca’ del Bue  Park a.s.d. ”Bene", potrebbe pensare qualcuno "In un posto così un’attività rilassante come il motocross è proprio quello che ci vuole!”. Ma siamo sicuri che sia così? Ci sono norme comunali che stabiliscono precisi limiti di zonizzazione acustica misurata in decibel che il progetto motocross non sembra rispettare affatto. Inoltre adiacenti alla prevista pista ci sono realtà che a lume di naso sembrano poco compatibili: c’è il Parco Sud dell’Adige, c’è il Parco del Pontoncello inaugurato nel settembre scorso, esiste una zona S.I.C. (zona di interesse ambientale comunitario), un complesso ecosistema che  sulla carta si dovrebbe tutelare tanto che una legge regionale riconosce questo territorio come “zona di non comune bellezza sia per la singolarità dell’aspetto vegetazionale e faunistico, sia per la presenza di antiche contrade medioevali e di bellissime ville cinquecentesche”.

Ma il rumore un po’ aggressivo e ossessivo dei motori in pista è conciliabile con tutto questo? Domanda oziosa, perché si sa che spesso in Italia le norme sembrano fatte apposta per essere by-passate, grazie a qualche deroga, all’eccezione, appunto.

Fonte Gerico
Curatore Gerico