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"Il momento migliore per piantare un albero è vent'anni fa"

"IL SECONDO MOMENTO MIGLIORE E' ADESSO!"

 

Con questa massima di Confucio si è concluso venerdì 29 giugno l'incontro nella sala consiliare della Settima Circoscrizione dove si parlava di ALBERI. E' stata una serata sorprendente davanti a un uditorio attento e coinvolto.

Il relatore Nicola Bussola, uomo dei boschi, ma tutt'altro che  un selvatico  presuntuoso alla Mauro Corona, è entrato con una cassa piena di pezzi di legno strani, che gli sarebbero serviti per esemplificare alcuni passaggi della sua esposizione sul tema : ALBERI IN CITTA'.

Di professione fa  l'ARBORICOLTORE  e si occupa  sia di COLTURA che di CULTURA  degli alberi: progettazione e piantumazione; valutazione di  alberi  vecchi  al fine di decidere se potare o togliere; potatura di grandi alberi con tecnica di tree-climber (arrampicarsi sugli alberi tramite funi); conferenze e corsi universitari sul mondo degli alberi. Niente male come lavoro, no?

L'ALBERO: un essere vivente meraviglioso,  che vive di energia solare, crea un equilibrio efficiente tra le sue parti, dalle radici alla chioma, sviluppa strategie intelligenti per difendersi dagli attacchi dei funghi e riprendersi dai devastanti interventi umani (CAPITOZZARE UNA PIANTA E' UN CRIMINE CONTRO NATURA).

Ogni potatura è una ferita e l'albero non guarisce mai dalle ferite, ma le cicatrizza compartimentandole, cioè isolando con sistemi fisici e chimici le parti colpite  dal resto del corpo- albero, un po' come si fa con le falle nei sottomarini.

Un grande albero trasmette bellezza, forza, serenità, armonia: meglio degli psicofarmaci.

D'obbligo un sentimento di ammirazione per questi esseri che rivestono il pianeta da 65 milioni di anni e possono vivere benissimo senza di noi, mentre noi non possiamo vivere senza di loro.

Non sarebbe ora di far derivare da questa constatazione ovvia  qualche scelta sensata in controtendenza rispetto alla guerra che abbiamo fatto negli ultimi decenni agli alberi  sia in città che nelle nostre campagne?

Servono soldi  e una progettazione competente del verde pubblico per cambiare la qualità dell'aria e della vita  nelle periferie cittadine; educando nel contempo i cittadini al rispetto e alla cura di questi preziosi amici.

E chi può pianti qualche albero nel proprio campo, nel giardino, lungo un fosso,  scegliendo piante adatte al luogo. Un buon  investimento per la felicità anche di chi viene dopo di noi.


Marisa Sitta - Redattrice di Gerico.Info 

TIBERGHIEN: una nuova prospettiva



LA CULTURA NON SI FERMA A PORTA VESCOVO

Come cittadini di Verona e abitanti dei quartieri di San Michele, Madonna di Campagna, Porto San Pancrazio, Borgo Trieste, chiediamo un cambio di prospettiva da parte delle amministrazioni interessate, della politica e dei soggetti portatori di interesse, rispetto alle scelte urbanistiche prossime venture, in particolar modo per quel che riguarda il dossier Tiberghien.

Siamo coscienti che l’area appartiene ad un privato, ma sono ancora in corso da parte del Comune di Verona degli approfondimenti per modificare il piano di riconversione dell'ex lanificio e rivalutare le cubature edificabili concesse in un primo momento alla proprietà.

E’ evidente che la viabilità è importante e così l’economia, se produce posti di lavoro, ma prima di tutto viene l’Umanità che vive in una zona che non usufruisce di un palazzetto dello sport degno di questo nome, di un luogo poco costoso e sicuro nel quale aggregare le varie forme d’arte (musica, danza, teatro, letteratura…) che cercano espressione negli spazi angusti nella nostra periferia, di percorsi ciclo-pedonali, magari alberati, che non siano identificati solo da una striscia gialla semi-invisibile sull’asfalto sconnesso.

L’idea dei quartieri periferici visti come parcheggio - centro commerciale - dormitorio, ci angoscia e sia chiaro che ci sentiamo importanti al pari dei cittadini di Borgo Trento e di Via Mazzini. Qui da noi, infatti, albergano altrettanta fantasia, voglia di vivere, spirito di innovazione.

Chiediamo che nel dossier Tiberghien, quale opera di compensazione per l’ulteriore urbanizzazione e il conseguente inquinamento, venga prevista una sala polifunzionale, sul modello mitteleuropeo, che consenta in poche mosse di trasformare lo spazio in sala concerto, palazzetto sportivo, auditorium e dove le associazioni possano usufruire di un box dedicato ai loro strumenti di gioco/lavoro/cultura. Essa venga gestita dalla Circoscrizione con spirito pluralista e secondo criteri oggettivi, senza convenzioni esclusive, adoperandosi affinché lo spazio venga utilizzato al massimo della sua capacità.

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Si parla, per l’area dell’ex Tiberghien, di museo, zona verde, scuola dell’infanzia, sovrastati dal commerciale e dall’edificabile; è un buon inizio, ma la fabbrica è stata Telaio di relazioni per il quartiere e deve tornare ad intrecciare storie grazie ad un Edificio-Pettine (il famoso luogo dove tutti i nodi finiscono) che ricompatti il tessuto Comunitario.

Si dirà che si tratta di un sogno, ma non si comprende il perché, visto che altri quartieri e comuni della provincia hanno goduto di progetti sociali e sportivi assai ben finanziati. Noi invece abbiamo avuto l’inceneritore, le carceri, la torre del “nonsocosasia”, gli erigendi centri commerciali.

Ci muoviamo come semplici cittadini e associazioni, di tutti gli orientamenti politici.

Come dice un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è un sogno. se si sogna insieme, allora, è la realtà che comincia”...

Marisa SITTA e Mauro TEDESCHI - Co Presidenti di "AZIONE COMUNITARIA"

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La questione IKEA

NEGATA LA RICHIESTA DEL NUOVO INSEDIAMENTO COMMERCIALE

 

Sulla questione se sia stato opportuno da parte della Giunta comunale bloccare il progetto del nuovo centro commerciale IKEA da circa 80.000 mq, accanto a quello tradizionale di vendita di arredamenti, di circa 40.000 mq, ritengo sia  necessario fare alcune valutazioni.

Per poterli approvare era necessaria una modifica alle leggi regionali in tema di urbanistica e di commercio, oltre che alle norme sul consumo di suolo pubblico ed una conseguente modifica al PAQE (Piano Area Quadrante Europa), che sinora nessuno ha richiesto alla Regione. 

Il solo centro commerciale sarebbe stato più del doppio dell’Adigeo e non penso proprio che la bretella stradale per deviare il traffico pesante della statale 12 a Ca’ di David, opera che in parte si accollerebbe Ikea, possa essere sufficiente a risolvere i problemi che il nuovo centro commerciale provocherebbe. Sarebbe invece opportuno programmare nuovi sistemi per la mobilità, tra cui la metropolitana di superficie stazione-fiera-Marangona-aeroporto, già prevista dal PAQE.

Se un centro IKEA tradizionale poteva anche avere una suo logica, andava programmato correttamente, valutandone l’impatto urbanistico che avrebbe causato su un’area già congestionata come quella di Verona sud e certamente non in aggiunta ai troppi centri commerciali già pianificati. La scelta della precedente Giunta di riempire le varie aree libere e/o dismesse, di centri attrattori di traffico, senza prevederne le conseguenze, è stata  dissennata e per nulla razionale.

Il Comparto C2 dell’Innovazione Tecnologica La Marangona,  ha una superficie di circa 1.450.000 mq e mi chiedo perché non sia ripreso ed aggiornato alle esigenze odierne, un progetto degli anni ’80, proprio per la Marangona, dove il Consorzio ZAI aveva previsto un polo dell’innovazione, con l’obiettivo di permettere all’economia di Verona di raggiungere un alto livello qualitativo e occupazionale, rapportando il settore della ricerca scientifica con quello della produzione.

Concludo con la convinzione che la Giunta comunale abbia fatto bene a negare le richieste dell’IKEA, così come ritengo necessari i tagli alle superfici commerciali previste dall’assessore Ilaria Segala. Non funziona neppure il ricatto occupazionale, perché se è vero che i centri commerciali assumono nuovo personale, è altrettanto vero che causano la chiusura dei  negozi di vicinato e di tutta la tradizionale economia dei nostri quartieri. Ai posti di lavoro del centro commerciale dell’IKEA, bisognerebbe quindi sottrarre quelli persi dai centri che verranno cannibalizzati. Voglio ricordare che negli USA, nel 2017 hanno chiuso  9.000 centri commerciali e che nel 2018 si ipotizza ne chiuderanno altri 12.000.

Da troppo tempo, con l’abbaglio dei posti di lavoro, si consente a certi imprenditori di agire al di fuori e al di sopra delle regole, per poi far pagare a tutta la collettività le perdite, non solo economiche ma anche di salute, dopo averne privatizzato i guadagni. La recente storia d’Italia è purtroppo  ricca di questi esempi negativi.

 

Giorgio Massignan - VeronaPolis

Corte Lepia e Casa Mercato a confronto

NOVITA' IN VISTA

Capita a tutti di transitare sulla Porcilana per un motivo o per l’altro. Capita anche di essere costretti, nelle ore di punta, a sottostare al congestionamento del traffico, soprattutto in prossimità della rotatoria che conduce dal Supermercato Tosano e a Vago di Lavagno. In uno di questi momenti di inevitabile rallentamento mi capita di osservare con più attenzione il paesaggio dei capannoni alla mia destra. E l’osservazione mi permette di aprirmi a due ordini di considerazioni. Si tratta di due pensieri differenti ma, a pensarci, neanche tanto. Comunque pensieri collegati inestricabilmente tra di loro, non fosse altro per il semplice fatto di sgorgare dal contrasto che si percepisce osservando quel particolare angolo di paesaggio.

 Il primo riguarda la Corte Lepia.

Qualche tempo fa abbiamo tentato di documentare su questa piattaforma lo stato di degrado in cui si trova questa Corte. Un complesso, lo ricordiamo, situato a Sud dell’abitato di Vago di Lavagno e che risale addirittura agli anni 900 d.C., attorno al quale è stata costruita, negli ultimi anni, la zona industriale del paese. E’ stata, nel medioevo, convento di suore benedettine e centro di attività agricole. Chiuso dalle autorità per la sua non facile classificazione e poi riaperto fino alla soppressione definitiva avvenuta in epoca napoleonica.

Lo stato di degrado continua. C’è una novità però.

Chi passa sulla Porcilana in modo non del tutto distratto si è sicuramente accorto, in questi ultimi giorni, che qualcosa sembra stia muovendosi all’interno di quei ruderi.

All’esterno del complesso è stato messo un cartellone che indicherebbe una possibile presa in carico del monumento da parte di qualcuno. Il cartellone parla di Recupero edilizio da parte di una impresa edile presentata con la denominazione di Verona Antica. 

All’inizio guardo con un po’ di sospetto. La diffidenza è d’obbligo in casi come questi. Mi chiedo se il contenuto del cartellone corrisponda a verità o se faccia parte di una specie di programma di sensibilizzazione, una specie di provocazione per attrarre l’attenzione sul problema del degrado del complesso.

Una piccola ricerca in rete mi conferma, comunque, che l’impresa edile di cui parla il cartellone esiste veramente: e si tratta proprio di una impresa specializzata nel recupero di vecchi edifici. Ripassando sulla Porcilana, qualche giorno dopo, mi accorgo che uno dei cancelli è stato aperto. Se non ho visto male (transitando su una strada del genere non si ha molto tempo a disposizione per osservare con calma) al suo interno c’è del movimento, degli uomini e qualche automezzo. Che sia la volta buona? Che si sia trovato finalmente il modo di intervenire per salvare dalla morte questo complesso?

Vedremo. Ci ripromettiamo, comunque, di accompagnare l’evoluzione di questa faccenda.

Il secondo pensiero riguarda un enorme complesso situato a fianco della Corte Lepia. Sto parlando della “Casa Mercato”, un enorme centro vendite di mobili e oggetti per la casa costruito una decina di anni fa. Qualcuno forse ricorda la trionfale inaugurazione a cui ha partecipato una nota soubrette sudamericana. Poi, passati alcuni mesi, il megastore ha chiuso i battenti lasciando a casa, tra l’altro, decine di lavoratori.

Ci troviamo di fronte a due enormi ruderi. Due complessi edilizi inutilizzati, apparentemente lasciati al proprio destino. Certo la durata di vita e il valore che hanno è molto differente. Il primo è un rudere millenario, storico, che suscita pensieri e nostalgia di bellezza, pur nello stato fatiscente in cui si trova. Il secondo, al contrario, suscita una sensazione di notevole ripugnanza accentuata dal fatto che il complesso ha appena una decina d’anni di vita. Passando per la via si può percepire, insomma, il contrasto tra il bello e il brutto.

L’antico monastero ha avuto una vita tribolata, ma lunga comunque diversi secoli. Il suo declino è cominciano nel 1771, vale a dire più di due secoli fa, quando la Repubblica di Venezia ne ha ordinato la chiusura definiva.  

Il complesso della Casa Mercato ha chiuso i battenti solo nel 2008, dopo aver funzionato solamente per qualche mese. Da allora è rimasto dove si trova, inutilizzato, abbandonato a sé stesso. Nessuno sa cosa farsene.

Una cattedrale nel deserto, il simbolo della voracità irresponsabile che non si fa scrupolo di calpestare ogni valore di tipo ambientale e culturale.

Dove sono i responsabili? I proprietari, i costruttori, gli amministratori che hanno dato i permessi per quell’obbrobrio? Qualcuno pagherà per i danni ambientali e paesaggistici che sono stati causati con quell’inutile costruzione?

C’è da sperare e da augurarsi che non dobbiamo attendere altri due secoli e mezzo per sapere quale sarà il destino di questo mostro edilizio.

Si dice che ci siano di mezzo anche complicati problemi di natura giudiziaria, che sia sotto sequestro. E si sa che i tempi della magistratura tendono a diventare biblici, soprattutto quando si parla di problemi apparentemente astratti perché legati ai beni comuni e non agli interessi particolari di qualcuno.  

Se c’è comunque una ragione profonda per rammaricarsi dell’agonia senza fine del complesso monastico della Lepia, vale a dire il fatto che qualcosa di bello e di significativo dal punto di vista storico e paesaggistico stia scomparendo, non ce n’è invece alcuna per desiderare e sperare che quel mostro edilizio rappresentato dal mercatone possa essere al più presto demolito. Come è successo, al Sud, per altri complessi inutili, generati dalla voracità e dalla mancanza di scrupoli di gente incapace di una visione differente da quella del proprio tornaconto personale. 

Per inciso non occorre sottolineare quanto l’edilizia, anche nelle regioni del nostro profondo Nord, rischi molto spesso di trasformarsi in terreno di coltura di ogni genere di malaffare. Il risultato alla fine sono brutture come queste; monumenti alla schifezza cui non possiamo e non dobbiamo assolutamente abituarci.

Secondo inciso: perché non sottoporre chi è chiamato ad amministrarci ad un corso obbligatorio di formazione sul significato e il valore dei “beni comuni”?

 

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info

Strumenti urbanistici piegati a interessi economico-affaristici

I MECCANISMI DI GESTIONE DEL TERRITORIO

L’ex assessore alla pianificazione della seconda giunta Tosi, Gian Arnaldo Caleffi, sostiene che: “L’urbanistica per un terzo è tecnica, per un terzo politica e per un terzo tutela dei diritti, individuali e dell’interesse pubblico”.

Mi permetto di dissentire.


Ritengo che attualmente l’urbanistica sia il prodotto di due fattori, quello economico affaristico e quello politico amministrativo.  Inoltre, nutro grossi dubbi che questo meccanismo riesca a conciliare gli interessi individuali con quelli della collettività. Purtroppo, gli interessi economico-affaristici, assieme a quelli politico-elettorali, hanno pesantemente influenzato le scelte d’uso del territorio. Per questo, gli strumenti urbanistici, molto spesso sono stati e sono le piattaforme tecniche che giustificano e notificano la speculazione edilizia. In alcuni casi, il  ruolo del professionista-progettista funge da tramite tra i due fattori principali e non di rado da  controllore incaricato dalle segreterie politiche.

Grazie a questo meccanismo sono state prodotte le scelte delle due ultime amministrazioni tosiane che, nonostante la presenza di un patrimonio edilizio non o sottoutilizzato di circa 10.000 appartamenti, avevano previsto un totale di circa 1.113.000 mq di nuove costruzioni, dei quali 569.000 abitativi, 175.000 commerciali, 230.000 terziari, 37.000 turistici e 68.000 produttivi. Con l’attuale situazione economica e con tanti capannoni sfitti, queste scelte non sono giustificabili.

Per fortuna l’attuale assessore alla pianificazione Ilaria Segala, sta revisionando la variante urbanistica n.22 con il conseguente giro di vite a sei progetti di centri commerciali: quello a San Michele in località Cercola di 24.550 mq; quelli in ZAI di Garda Re di 8098 mq, del Consorzio Agrario Lombardo Veneto di 6.260 mq e quello della Liquigas di 5.273 mq; quelli in Spianà della Bernard srl di 2.700 mq e di Giuseppe Godi di 2.500 mq.  Inoltre, è stata rivista la Variante 23 e la delibera comunale del 3 febbraio 2015, che ridefiniva la perimetrazione del centro urbano, con la definizione delle aree dismesse da riqualificare come le ex Cartiere, l’ex Biasi, l’ex Tiberghien e lo scalo merci in vista della dismissione, oltre ad altre 15.  

Giorgio Massignan - VeronaPolis


Un parco giochi costruito nel nulla

ABBIAMO BISOGNO DI UNA CONVERSIONE ECOLOGICA

Ci passo davanti tutti i giorni,  a questo lotto di terra situato lungo la via della Stazione di Caldiero.  Si tratta di un terreno rimasto incolto per tanti anni. Un bel giorno sono entrate in azione le ruspe. C’era da aspettarsi che prima o poi avrebbero cominciato ad approntare le opere di urbanizzazione. Si tratta di un’area edificabile; oltretutto situata in una posizione centrale e comoda. I lavori comunque vanno avanti molto a rilento. Dopo la sistemazione del piano stradale e delle opere di urbanizzazione tutto sembra essersi fermato.

La fretta, la smania costruttrice che esisteva fino a dieci anni fa è ancora molto lontana all’orizzonte. Tra l’altro: a qualche centinaio di metri di distanza, nel quartiere Sant’Antonio, realizzato prima della crisi tra la ex stazione e la zona industriale di Caldiero, ci sono ancora decine di appartamenti invenduti.  È comprensibile che si prosegua nei lavori con tale prudenza e titubanza.

Come verrà chiamata questa piccola lottizzazione che stenta a partire?

È degno di nota il fatto che tra i lavori di urbanizzazione sia sempre prevista la realizzazione di aree riservate ai giochi dei bambini. La prima e, finora, unica opera portata a compimento. Di abitazioni, villette e palazzine, non c’è traccia. Temo che quando le abitazioni saranno realizzate i giochi e le panchine del parco saranno già da cambiare per l’usura del tempo.

Ma forse si tratta di una specie di un segnale di augurio.

Costruire un parco giochi dove non ce n’è assolutamente bisogno (almeno al momento) può allora essere non del tutto inutile. Potrebbe essere un segno di buon auspicio perché il futuro ci porti più bambini, assieme naturalmente alle loro famiglie e alle rispettive abitazioni. Come a dire: “Vedrete quante giovani famiglie arriveranno in questo luogo”.

Altro spunto di riflessione: possibile che debba essere solo il mattone il segnale che si sta uscendo dal tunnel della crisi? Con tutto quello che ne consegue sul piano della sostenibilità della vita (nostra e dell’ambiente)? Non c’è proprio nessuna idea di cambiare i parametri della nostra realizzazione. Tutto deve essere misurato sempre in termini di efficienza, di opere (possibilmente grandi), di aumento del Pil. E non invece in termini di cambiamento dei nostri stili di vita.

Insomma non mi sembra che il parametro della crescita ad ogni costo debba essere considerato sempre un assoluto a cui tutto sacrificare. Ma probabilmente non abbiamo ancora compreso che si tratta di entrare in un'altra logica, in un altro modo di pensare. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si, ci parla della necessità oggi della “conversione ecologica” (216 ss). Un modo di pensare in maniera completamente differente (non a caso parliamo in termini  di conversione) i rapporti tra di noi, con i beni e con l’ambiente in cui viviamo.

Forse abbiamo bisogno di credere di più a questo sogno. Che possiamo altrimenti chiamare profezia.

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info 

Responsabili del futuro

DUE IDEE PER L'EX TIBERGHIEN

Nell'intervista  dopo la nascita del piccolo Jacopo il sindaco Federico Sboarina dice: "Io vorrei una città sempre più verde, dove i bambini e i ragazzi possano avere degli spazi in cui trascorrere del tempo in tranquillità, in sicurezza, stando insieme e praticando giochi e sport"...

Prendiamolo in parola, al posto di  una parte delle macerie della gloriosa fabbrica del Tiberghien a San Michele Extra chiediamogli di fare un boschetto, per dare respiro verde a un quartiere troppo cementificato (anche per la presenza di decine di appartamenti costruiti da decenni e da decenni rimasti sfitti); un piccolo bosco di pianura a nord della statale, collegato idealmente al Bosco Buri a sud della statale. Un corridoio ecologico, un investimento in bellezza e aria pulita a vantaggio di tutti.

E dato che i bambini che nascono ci danno l'energie per sognare il futuro, ecco un altro sogno possibile, se c'è la volontà politica e una adeguata spinta dal basso.

I giovani di San Michele Extra e dintorni non hanno un luogo pubblico di aggregazione che sia stimolo culturale, opportunità di sperimentare, attrezzato per fare musica, laboratorio artigianale... Realizzandolo si risponderebbe ad un bisogno reale e si onorerebbe la memoria  di quella fonte di vita e di identità che è stato il lanificio Tiberghien per generazioni di giovani del nostro territorio.

Non basta pensare ad  un Museo di ricordi, serve un luogo che possa dare  nuovo impulso vitale e opportunità concrete agli scoraggiati ragazzi di oggi. Ci può stare anche un supermercato (richiesta legittima del privato proprietario dell'area, ma non certo esigenza del territorio), a patto che la politica assicuri una compensazione adeguata ai cittadini, quale potrebbero essere il boschetto Tiberghien e la sala polifunzionale.

Marisa Sitta - Redattore di Gerico.Info 

Ho fatto un sogno

L'UTOPIA  SOSTENIBILE ALL'EX-TIBERGHIEN

 

Ho fatto un sogno.
Mi trovavo in bella compagnia a fare pic nic seduto  lungo le sponde di un piccolo fiume. Un parlare tranquillo di amici fra amenità e risate, mentre sprazzi di luce filtravano attraverso le foglie dei rami di grandi alberi, mosse appena da una brezza leggera. Lontano, appena percettibile, il rumore della città.

Frotte di ragazzi allegri arrivavano a piedi o  in bicicletta, qualcuno con uno strumento musicale sulle spalle, ed entravano in un  edificio dalle grandi vetrate.

Un vecchio, dalla lunga barba bianca,  raccontava che un tempo in quel luogo era esistita una  fabbrica che aveva dato lavoro a tanti in quel paese, ma che poi, tanti anni prima, era stata abbandonata...

Solo un sogno? Mica poi tanto: qualcosa del genere potrebbe realizzarsi in quell'area, ora ridotta ad un cumulo di macerie,  che una volta era il Lanificio Veronese dei fratelli Tiberghien a san Michele Extra.

Ci sono tutti i presupposti per realizzare questa "utopia". Ma cosa è in fondo una utopia, se non "un ideale avente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro"?

D'altra parte,  il piccolo fiume non bisognerebbe nemmeno inventarlo, esiste già: è il torrente Fiumicello che nasce in un piccolo laghetto  a Montorio  e scorrendo lungo le mura della caserma "Duca", all'altezza della nuova rotonda fra via Banchette e via Mattarana  improvvisamente scompare alla vista e, intubato, un ramo prosegue verso la città passando sotto via Fiumicello (da cui il nome della via) e l'altro ramo deviando verso sinistra,  passa proprio sotto l'area dell'ex Tiberghien e poi riemerge alla luce con una piccola cascata oltre la Strada Statale 11 e  la linea ferroviaria Milano-Venezia per buttarsi alla fine fra le braccia dell' Adige in località Molini.

Il sogno, l'utopia,  potrebbe cominciare riportando alla luce questo ramo secondario del Fiumicello nell'area di quello che era il lanificio Tiberghien. Tutto intorno potrebbe essere piantato un boschetto di alberi  autoctoni. Immaginate poi di vedere inserito in questo piccolo parco un edificio, un centro polivalente da dedicare alla formazione, alla creatività e alla aggregazione, in modo particolare  rivolto ai giovani, per far musica, arte, organizzare laboratori artigianali, convegni, palestre etc. Un posto di cui si sente grandemente  la mancanza in quartieri come Borgo Venezia, Borgo Trieste e san Michele stesso, che sono diventati  quasi solo dei quartieri dormitorio. Sarebbe un'occasione storica per  cambiare la qualità della vita di questo territorio, rigenerando le ragioni del vivere insieme tra persone che, indipendentemente dalla loro provenienza, si coinvolgono in una cittadinanza attiva creando una nuova identità di quartiere .

Mi rendo ben conto che tutto questa idea  va a cozzare contro i progetti dell'attuale Amministrazione che nel Piano degli Interventi prevede per l'ex Tiberghien tutt'altro, vale a dire la riqualificazione dell'area attraverso la costruzione di un centro commerciale (l'ennesimo), di un albergo e di altri edifici residenziali, oltre a un piccola zona attorno alla storica ciminiera dedicata a museo a memoria della fabbrica dismessa. Anzi, la Giunta comunale Tosi/Giacino aveva a suo tempo addirittura concesso di raddoppiare,  arrivando  a 15 mila metri cubi,  la superficie da adibire a strutture commerciali che il privato proprietario dell'area aveva  inizialmente richiesto di 7 mila metri cubi. Cosa alquanto singolare per una amministrazione pubblica che si rispetti!

Davanti a questa prospettiva scoraggiante, il sogno sembrerebbe proprio una utopia irrealizzabile per "quellichelasannolunga", ma, come dicono i miei amici brasiliani, "è preciso sonhar"("è necessario sognare") perchè "chi  ci ha già rinunciato (al sogno) e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te"(E. Bennato). 

Gianni Giuliari - Redattore di Gerico.Info 

Assemblea di Gerico 2018, Domenica 25 Febbraio



IL CREDITO SI FA, NON SI DA'!

Come ogni anno l’associazione Gerico WEB TV propone la propria Assemblea. Dal momento che ci piace cambiare, quest’anno la divideremo in due. A Febbraio tematica, più avanti associativa (bilancio, cariche sociali, lancio della nuova piattaforma).

Domenica 25 Febbraio, a SEZANO, presso il Monastero del Bene Comune a partire dalle 17.00, terremo la nostra sessione formativa dedicata, dopo la Verità (2016) e il Sogno (2017), alla questione del Credito. L’assemblea è aperta a tutti/e.

Attenzione, non parleremo di soldi, o almeno non ci occuperemo solo di questo. Non sappiamo se vi sia una parola italiana che possa tradurre meglio il fidarsi, l’affidarsi e il credere in un'altra persona (questa è l’etimologia latina di credito), il vedersi concessi del tempo e delle risorse per risolvere una questione, per rimettersi in sesto, anche psicologicamente, per veder rifiorire un proposito già dato per fallito.

Oggi non si mette neanche fuori la freccia, pur di non fare una cortesia a quello che guida dietro (lo avete notato anche voi?) e tutto sembra ridursi in transazione: io ti do se tu mi dai, scambio immediato, solo uno sguardo fugace all’interlocutore, quando e se ce l’hai davanti.

Certo, se appartieni ad una consorteria di affiliati a qualche loggia, cordata o lobby che si auto-garantisce, chiusa una stretta cerchia di sodali, ne hai dei vantaggi, ma questo non ha nulla a che vedere con il credito di cui parliamo noi. Il Nostro si apre al rischio dell’improbabile, concede a chi non può subito restituire; però e a volte gli interessi che matura, economici, relazionali, ambientali, possono essere grandi e inaspettati.

Un tizio aveva detto: E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete?

Appartenere e chiudersi o affidarsi e aprirsi, sono atteggiamenti diversi, ma non sovrapponibili.

Concedere fiducia ha un che di spirituale, non è detto di religioso, ma certamente di metafisico. E’ un atto di resistenza in quanto rilancia l’idea che siamo anche “altro”, non solo esseri senzienti alla continua ricerca di una breve gratificazione, di un po’ di successo, di un baratto vantaggioso. No, possiamo viaggiare ben oltre i nostri confini materiali e possediamo così tanto che siamo nella condizione di condividerlo.

Amore e credito camminano a braccetto, l’amore più totale è un credito che non garantisce alcuna restituzione, nella buona e nella cattiva sorte, per sempre… L’amicizia vera ti dà tempo, per rifondere dei soldi prestati, per sanare una controversia, per dare vita insieme ad un progetto importante, l’amicizia ti sa aspettare anche quando sbagli…

Nell’accoglienza di persone "non conosciute" il credito è importante se si accompagna ad altri due concetti: reciprocità e relazione. Se si innescano, l’incontro diventa vitale per tutte le parti, altrimenti la diffidenza è una conseguenza naturale.

Domenica 25 febbraio a Sezano incontriamo:

MAURO TEDESCHI – PICCOLO IMPRENDITORE Si può fare azienda “senza appartenere” a nessuno?
BENYAMIN SOMAY – SCRITTORE CURDO Il vento ha scritto la mia storia, come accogliere venendo accolti?
CARLO PIAZZA – MEDICO PSICHIATRA Tutti/e meritano una chance? L’esperienza di una vita dice...

Gerico è un fenomeno “periferico” che dura da quasi dieci anni, come una carovana nel deserto prosegue la sua strada comunicativa, ma necessita del vostro sostegno e della vostra costante attenzione e simpatia.

Domenica 25 febbraio i nostri cammelli riposeranno nell’Oasi di Sezano da dove, a suo tempo, erano partiti. Non vediamo l’ora di Ri-Vedervi, amici e amiche cari/e, c'è ancora tanta strada da percorrere e piste sabbiose da esplorare…

REDAZIONE PARETCIPATIVA DI GERICOTV

Nasce Gerico Online

TUTTE LE STORIE SONO IMPORTANTI, ANCHE LA TUA...

Ci dicono che non siamo giornalisti, e hanno ragione. Noi siamo narratori e usiamo ogni mezzo che la tecnologia ci mette a disposizione per raccontare storie, esporre riflessioni, disvelare verità nascoste in un angolo.



I giornali come li abbiamo conosciuti sono destinati a chiudere o ad evolversi, perché rischiano di fare la fine delle carrozze trainate dai cavalli e della macchina a vapore.

La tecnologia corre e noi ci dobbiamo adeguare. Non solo, in questi anni abbiamo appreso nuove metodologie di comunicazione e ci siamo impadroniti di strumenti digitali inusitati, ma adesso ci occorre una piattaforma adeguata per mettere in scena il nostro spettacolo.

Queste cose costano fatica, tempo, aggiornamenti, tecnologia, ispirazione e non fatevi ingannare da chi, essendo titolare di un profilo social vi dice: “Io non ne ho bisogno”. Strimpellare è una cosa, suonare decentemente un’altra...

La nuova piattaforma Gerico Online è in cantiere, arriverà, e terrà uniti tre concetti: tecnologia appropriata, multimedialità, trasportabilità multi-piattaforma: su tablet, smarphone, desktop, il tutto rimbalzatato sui social.

Abbiamo poi in mente di creare un gruppo d’elite, un Team Spotlight sul modello del Boston GLobe, che cominci ad indagare su quello che i professionisti della “città da comprare” non ci raccontano mai.

Abbiamo già una tradizione, con il nostro Angelo Jasmeno, da onorare.

D’altra parte, come dice la canzone, se siamo insieme da otto anni ci sarà un perché. Nel nostro intimo tutti abbiamo capito quanto il diritto alla conoscenza sia importante, e questo alla luce di un’esperienza che può apprezzare solo chi l’ha voluta vivere sino in fondo. Perché noi sappiamo spostare gli equilibri.

Ma le cose, specialmente quelle belle e complesse, non si costruiscono da sole né in un giorno. Abbiamo necessità del vostro aiuto economico, perciò iscrivetevi fin da ora all’Associazione Gerico WEB TV, bastano pochi click, o sosteneteci con una piccola somma e questo perché mentre qualcuno si abbevera solo alle fonti dei potenti, noi raccontiamo le storie di tutti.

Anche la Vostra…

Gerico.Info