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Scaricare le colpe, sport nazionale

SECONDO SALVINI LA COLPA E' DEGLI AMBIENTALISTI DA SALOTTO

 

Il ministro Salvini, commentando la drammatica situazione del territorio veneto, ha ben pensato di scaricare le colpe di quanto avvenuto sugli ambientalisti, da lui definiti da salotto, che avrebbero impedito di dragare i corsi d'acqua e di tagliare la vegetazione sulle sponde degli stessi. Interventi che molti veri esperti hanno più volte dichiarato dannosi per l'aumento della velocità dell'acqua che provocherebbero.

La pulizia e la manutenzione dei corsi d'acqua è cosa ben diversa dal dragarli. Purtroppo, anche in queste tragiche circostanze, il vice premier usa la demagogia e le studiate falsità come strumenti per non intervenire seriamente sulle vere origini dei problemi e in questo caso dei dissesti naturali, ma preferisce scaricarne le colpe sui mostri di turno, da lui accuratamente individuati. In realtà, le cause sono da addebitare soprattutto al suo gruppo politico, che da decenni governa la Regione, ed ai gruppi o lobbies che appoggiano il suo partito, che chiedono sempre più aree edificabili, nuovi terreni per impianti di vigneti, e sempre meno vincoli di tutela del territorio.

Ricordo che il Veneto è una delle regioni italiane con il maggior consumo di suolo. Anziché prendersela con gli ambientalisti, che purtroppo non hanno mai contato e deciso nulla, perché non ha citato le vere cause dei dissesti, alcune delle quali sono: l'eccessiva cementificazione del suolo, la canalizzazione dei corsi d'acqua, il terrazzamento delle colline per nuovi impianti di viti e l'inquinamento atmosferico che ha provocato un cambio climatico? E perché non ha spiegato come intende intervenire? Forse perché risulterebbe scomodo per il suo elettorato e per chi lo sostiene?

 

Giorgio Massignan - VeronaPolis

Impressioni di...ottobre in Sala Blu

IL CASO DELL'EX TIBERGHIEN IN QUARTA COMMISSIONE CONSILIARE

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dell'Associazione "Azione Comunitaria" sull'esito dell'audizione in Quarta Commissione sul caso dell'ex Tiberghien il 24 ottobre scorso

Mercoledì 24 ottobre 2018, si è riunita in sala Blu del Municipio, anche grazie alla nostra sollecitazione, la quarta Commissione Consiliare, quella Urbanistica, sul caso Tiberghien.

Ci sono due note positive ed una non pervenuta.

La prima nota positiva è che abbiamo portato un pensiero innovativo e vitale, quello della Comunità delle persone, delle loro aspettative e delle loro sofferenze, specialmente in periferia, in un contesto dove il linguaggio, le procedure, le consuetudini portano a vedere le cose dall'alto, in una sorta di visione panoramica. Gli esseri umani e il loro singolo spazio vitale si distinguono appena nei plastici e nelle planimetrie, mentre sono i cittadini e la loro qualità della vita ad abitare "dal vivo" quegli spazi.

La seconda nota positiva è la oggettiva identità di vedute con IVRES e AGILE che hanno promosso uno splendido progetto di ricostruzione dell’Identità collettiva (la recente mostra e gli eventi al Cinema Nuovo di San Michele) a partire dal Lavoro che fu, pensando però a quello che sarà. A loro riconosciamo la sagacia e la pazienza di averci teso la mano, e così noi. Insieme abbiamo stabilito che memoria e futuro non sono antagonisti, ma alleati!!

Quello non pervenuto è il messaggio della politica. Abbiamo ottenuto sorrisi e pacche sulle spalle, ma c’è da domandarsi: "Fu vera gloria?"

Prima di riportare ai nostri iscritti e firmatari che cosa ci hanno veramente detto i consiglieri e le consigliere, dovremmo infatti capirlo per intero. Sarebbe necessario distinguere intanto chi è d'accordo con chi e su che cosa, o se certi complimenti tipo: “Vi ringraziamo per il tempo che avete perduto per raccogliere le firme”, sono veramente un apprezzamento o rappresentano invece una cruda presa in giro. Se l’ostentata e pervicace volontà di non nominarci mai come Associazione, di persona o nei comunicati, per poi riempirci di sorrisi, è solo un lapsus freudiano che nasconde un disagio nel vedersi scavalcati nella progettazione Politica (con la maiuscola), o la fredda (e insana) determinazione di ricacciarci nelle nostre vite private al più presto possibile.

Vorremmo comprendere poi se certe profferte di protezione, dopo averci totalmente ignorati/e non debbano ritenersi il bacio della morte e se disturbare tutto il tempo o pistolare con il telefonino sono segno di disattenzione o un chiaro messaggio politico, così come l’assenza, almeno all'inizio, di buona parte della maggioranza. Quanti elementi da comprendere, quante cose da spiegarci in così poco tempo…

Chi ci ha incoraggiato, per dimostrare che faceva sul serio, può chiamarci quando vuole, anche domani.

Abbiamo udito poi alcuni toni ostentati nei confronti degli esseri umani che “bivaccano negli edifici” o “che giocano a cricket nel parcheggio e disturbano la quiete pubblica”.

Sono questi gli ostacoli? Non nascondiamoci dietro a un dito, il problema del Tiberghien, delle macerie a cielo aperto e di una progettualità evanescente è tutto da ricercare tra i protagonisti e le protagoniste “de soca” di questa vicenda, “chialtri” non c’entrano nulla. Coloro che hanno la responsabilità politica, invece, ci aiutino e lo chiediamo con cortesia, a formalizzare una proposta condivisa in sede locale sul destino dell'area. Noi siamo pronti/e...

L’Assessore Segala è stata di parola sulla convocazione, che ha portato in agenda in pochi giorni. Le cubature che propone sono esorbitanti rispetto alle nostre osservazioni, ma almeno capiamo quello che dice, forse perché è un ingegnere o magari perché è ancora nuova dell’ambiente. Per lei otto più otto fa ancora sedici e, fino a prova contraria, su questo siamo d'accordo.

Una cosa però l’abbiamo capita chiaramente: in questa vicenda, amici veri, nella politica non ne abbiamo.

Il primo tempo della partita è terminato, come ci eravamo ripromessi/e abbiamo portato nel più alto consesso politico della città il “canto dei vivi” che onora il percorso di chi ci ha preceduti/e.

Tra poco inizia il secondo, perciò vi consigliamo di non mettervi comodi/e, ma di allacciare subito le cinture...

 

Associazione " Azione Comunitaria"

Consigliere, ti scrivo...

LETTERA AI CAPIGRUPPO DEL CONSIGLIO COMUNALE SULL'EX TIBERGHIEN

Riceviamo  e pubblichiamo volentieri  la lettera che  l'Associazione "Azione Comunitaria"  ha inviato ai capigruppo del Consiglio comunale di Verona in preparazione dell’incontro con la Commissione Urbanistica  del 24 ottobre 

Egregio Consigliere / Gentile Consigliera,

Le scriviamo in quanto Associazione attiva sul Territorio che ha recentemente presentato alcune osservazioni riguardanti l'ex-Tiberghien, relative alla Variante 23 del P.I.

Ci terremmo a renderLa partecipe delle ragioni profonde che ci hanno spinto a raccogliere 1322 firme in due settimane, a sostegno delle nostre proposte, nei condomini, sulle strade, davanti ai supermercati o ai luoghi di culto.

L’articolo 42 della nostra Costituzione riconosce in pieno il diritto alla proprietà privata, ma in una logica che tenga conto dei “limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”

Chi effettua un investimento ingente e chi ne approva le finalità, non può esimersi dal tenere conto che esso ha una ricaduta sul piano sociale (mutare la morfologia di un luogo significa determinarne la qualità delle relazioni), ambientale (e ci riferiamo all’inquinamento e ad una viabilità resa ancora più caotica) ed economica (se si collocano decine di migliaia di metri quadri di commerciale nel bel mezzo di un abitato, ne pagheranno il prezzo le medie strutture di vendita e i negozi di Comunità).

Chi effettua un investimento rilevante, se segue le regole del mercato, deve anche poterlo sostenere nel tempo. Il cumulo di macerie che siamo costretti ad osservare tutti i giorni in via Unità d’Italia sono in primo luogo sotto la responsabilità del proprietario ed il fatto che la Comunità di San Michele e dintorni chieda un minimo di attenzione per sé è un dato del tutto naturale e da mettere nel "conto".

Una buona parte di noi associati opera nei centri di ascolto, nei mondi del volontariato e della solidarietà, nella sanità e nella società civile. Queste esperienze ci fanno toccare con mano i segnali di una crescente tensione sociale, frustrazione, oggettiva povertà materiale e culturale.

Da qui nasce la richiesta, a fronte di interventi urbanistici invasivi come quelli previsti nell'ex Tiberghien, di creare spazi di compensazione pubblici che vengano incontro ai bisogni di aggregazione sociale e culturale del nostro Territorio.

In particolare i giovani, per esprimere la propria creatività nelle varie forme dell'arte, non devono trovarsi nella condizione di questuanti davanti al casting di un talent show, o recarsi disillusi all’estero per vedere riconosciute le proprie abilità. Noi ci rendiamo disponibili, potendo contare nell'Associazione su esperienze professionali adeguate, a cogestire a titolo gratuito degli spazi di memoria⇒futuro dove radici industriali e avvenire collettivo possano convivere grazie ad una intelligente fusione creativa.

In contesti come San Michele e Porto San Pancrazio non ha mai perso di significato il concetto di Comunità, sebbene compressa e impoverita. Si pensi, a questo proposito, alle migliaia di posti di lavoro “pregiati” perduti in questa zona negli ultimi 20 anni.

Occorrono risorse? E’ evidente, ma se il Comune le ha trovate, a suo tempo, per strutture come lo splendido spazio polivalente di Quinto, "Il più bel palazzetto della città", in un contesto assai meno congestionato, allora può produrre uno sforzo anche per chi non ha quasi nulla e rischia seriamente, si pensi al Parco dell’Adige Sud e ai progetti che vi spirano intorno, di vedere compromesso anche quel poco che ha.

Siamo certi che Lei ed il Suo gruppo sapranno dedicare la giusta attenzione a questa nostra proposta e ci rendiamo disponibili sin d’ora per ogni chiarimento e per gli incontri che riterrà utile mettere in agenda.

Per conto nostro seguiremo ogni passaggio amministrativo, mettendo a conoscenza i cittadini e i firmatari delle nostre proposte di tutti i passi avanti che riusciremo a conseguire insieme.

Noi continuiamo a credere che gli organismi rappresentativi siano fondamento della Democrazia e che l’ascolto di un’esigenza che si manifesta in modo collettivo e rispettoso delle regole, non sia solo un’opportunità da cogliere, ma un intrinseco dovere del quale farsi carico.

Contiamo su di Lei

Cordialmente…

Associazione "Azione Comunitaria"

Tiberghien: dove canteranno i vivi

GLI ULTIMI SVILUPPI DELLA FACCENDA DELL'EX LANIFICIO

UN INCONTRO POSITIVO

La nostra Associazione non è solo la vicenda Tiberghien, ma è il tentativo di rompere l’isolamento che spesso attanaglia le nostre vite nei quartieri, riconquistando spazi di relazione, di incontro, di emancipazione culturale ed economica.

A questo proposito Mercoledì 10 Ottobre, a Palazzo Barbieri, abbiamo incontrato l’assessore alla pianificazione urbanistica di Verona, Ilaria Segala, su suo invito, per approfondire le tematiche e le motivazioni che stanno alla base delle nostre osservazioni al Piano degli Interventi, sostenute dalle firme di 1322 cittadini e cittadine. Il colloquio è stato franco e cordiale, non ci siamo nascosti/e le differenze, né le polemiche pregresse a mezzo stampa, ma, come spesso avviene quando ci si parla di persona, siamo andati al sodo, cercando di sfogliare i temi uno per uno.

Le nostre proposte di Sala della Comunità per l’ex stabilimento e di una Piazza Praticabile, raggiungibile esclusivamente a piedi e in bicicletta e priva di barriere architettoniche, sono state commentate con favore dall’Assessore, che ci agevolerà (al pari degli altri soggetti interessati) nel rapporto con le Istituzioni durante il complesso iter amministrativo.

La nostra proposta di dedicare uno spazio commerciale esclusivo agli autoproduttori agricoli e a chilometro zero è stata ritenuta meno perseguibile, giacché il Comune non ritiene di avere voce in capitolo rispetto alle scelte della proprietà sulla futura destinazione degli spazi dedicati al commercio.

Occorrerà comunque monitorare ogni passaggio istituzionale e va ricordato che esiste una proprietà che cercherà di estendere al massimo lo spazio edificabile. Va detto però che a Palazzo Barbieri non abbiamo trovato un muro divisorio, ma una porta aperta. Avere usato questo metodo delle osservazioni e delle firme ci ha portato e ci porterà a confrontarci con l’amministrazione, intesa come maggioranza e opposizione, come mai era avvenuto prima.

IL MUSEO? NO GRAZIE

In questi giorni è cresciuta, originata da numerose notizie di stampa, la discussione sulla questione del museo; noi non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà all’idea di dedicare gli unici spazi per la Comunità alla memoria del passato. Il Territorio ha bisogno di altro, di uno spazio che costruisca futuro, di vitalità e di colori. Come ha ben scritto Marco Campedelli, noi dobbiamo onorare la voce dei morti, ma con il canto dei vivi!

Nulla in contrario ad operare una fusione creativa tra ricordi del passato e apertura al futuro. Questo si può ottenere dedicando uno spazio attrezzato alle varie forme di auto-espressione, in particolar modo delle giovani generazioni, mentre alle pareti e negli spazi interstiziali potrebbero trovare posto oggetti, scritti e immagini che mostrino come sia stato quel luogo e cosa abbia significato per la Comunità.

CITTADINANZA ATTIVA

Azione Comunitaria si sta occupando di tante altre cose, in un'ottica di cittadinanza attiva volta a migliorare la qualità della vita nel nostro territorio. Non abbiamo alcuna intenzione di scendere nell'agone partitico, ci basta l'obiettivo di vivere un po’ meglio, insieme. Desideriamo realizzare le nostre proposte con metodo partecipativo, anche in collaborazione con le altre Associazioni.

Per questo vi chiediamo di esserci martedì prossimo alla Assemblea di Azione Comunitaria per incontrarci, parlare ed essere ascoltati a viso aperto e non da dietro una tastiera, dove non si possono cogliere le espressioni del viso, il linguaggio del corpo, o il calore di un sorriso.

Partecipate, abbiamo bisogno di voi, perché siamo solo all’inizio del viaggio e là davanti c’è ancora tanto mare da attraversare…

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...

Associazione "Azione Comunitaria"


Tiberghien: e adesso andiamo avanti

IN SOLE DUE SETTIMANE RACCOLTE 1322 FIRME!

Ieri, 24 settembre 2018, via posta certificata, è stata consegnata al Comune di Verona la documentazione delle Osservazioni al Piano degli Interventi, Variante 23 scheda RA28 (Tiberghien), da parte dell’Associazione Azione Comunitaria.

Esse sono state corredate da 1322 firme di cittadini e cittadine.

Sinteticamente, le osservazioni si dipanano su tre argomenti:

a) Sala della Comunità. Viene richiesta, nell'area interessata, una sala polifunzionale dedicata alle varie forme di arte che consentano alla popolazione di uscire di casa e incontrarsi nel segno della bellezza. La solitudine nelle nostre periferie è un fenomeno endemico, l’isolamento spesso non è una scelta ma diventa una costrizione.

b) Uno spazio dedicato, nell’area commerciale, all’autoproduzione, al chilometro zero, ai prodotti DOC DOP IGP di matrice locale. La cultura del centro commerciale mortifica il territorio e chi tanto si impegna a costruire il proprio futuro aderendo alle proprie radici comunitarie, interpretando il lavoro, il commercio o la coltivazione come segno di vitalità e non solo di guadagno fine a se stesso.

c) Aumentare l'area verde e far diventare il Tiberghien, tenendo conto dell’ecosistema locale, la nuova porta orientale della città.

Non si mette in discussione il diritto della proprietà al proprio equo guadagno, ma quando si interviene così pesantemente all’interno dei quartieri (si pensi solo alla viabilità), l’equilibrio tra gli interessi pubblici e privati deve essere sempre garantito. Ci chiediamo poi perché costruire ancora appartamenti nel regno (Verona Est) delle case sfitte, semilavorate e abbandonate a se stesse.

Siamo preoccupati/e dal fatto che sia stato attribuito valore politico, secondo recenti notizie di stampa, ad un “tavolo tecnico” sul Tibergien auto-costituito dall’assessorato competente che deciderebbe per tutti noi. Non abbiamo avuto notizia della presenza a Verona di una Camera dei Lord dove costruttori, ingegneri, proprietari ed altri portatori di interessi deciderebbero in autonomia sul futuro dell'area, mentre è in pieno svolgimento la consultazione istituzionale di cittadini e cittadine. Per noi esistono i consiglieri comunali e il sindaco, regolarmente eletti, tutto il resto ne consegue.

Le moltissime adesioni ottenute sono figlie dell’esasperazione e del raggiungimento di un punto di rottura sociale. La compressione degli spazi di relazione, ambientali (si pensi al Parco dell'Adige Sud - Giarol Grande e al paventato rischio di privatizzazione strisciante grazie al progetto “Adige Docks”), economici con le fabbriche sul territorio ormai chiuse o quasi, circonda le persone di un’aura di frustrante insicurezza.

Azione Comunitaria, assieme alle altre associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa, costituisce un presidio permanente su questi problemi e chiamerà a raccolta i cittadini e le cittadine che ci hanno messo la faccia e la firma.

Siamo coscienti dell’alto rischio che le nostre osservazioni si perdano dentro un cassetto polveroso, ma noi siamo oggettivamente sul territorio e, se non debitamente ascoltati/e, useremo qualunque strumento di mobilitazione non violenta, civile e creativa per ottenere dei risultati concreti.

Con il deposito delle osservazioni e delle firme, non abbiamo finito, ma solo cominciato.

Marisa Sitta e Mauro Tedeschi – CoPresidenti di Azione Comunitaria – Verona


Un Canto per il Tiberghien



Riceviamo da Marco Campedelli e volentieri pubblichiamo...

UN CANTO PER IL TIBERGHIEN

Era una sera di ottobre quando passando in bicicletta davanti al Tiberghien ho sentito un canto. Era una donna africana dalla voce bellissima. Vagava tra le macerie del vecchio lanificio.

Mi ricordai di mia nonna assunta a quattordici anni in quell'industria dal nome e dal volto francese. Orfana di padre l'avevano assunta perché non mancasse alla famiglia il pane. Era il 1926. Cantavano là dentro in fabbrica. Come mondine dell'industria cantavano sopratutto le donne. Ιo credo che abbiamo un debito con il canto dei morti.

Di generazioni di donne e di uomini che hanno cantato. Hanno pianto e sognato lungo due guerre mondiali. Dentro la Resistenza. Nei sogni della ricostruzione di un Paese nuovo che sbatteva la polvere finalmente sulla faccia di chi aveva mandato a morire i giovani come carne da macello.

Canti di protesta degli anni '70. Mio padre sindacalista di fabbrica in quegli anni al Tiberghien. Cantavano il bisogno di giustizia sociale, il diritto a un lavoro che in quel tempo (1974/1975) sembrava non essere più un diritto. Operai e operaie cantavano davanti alla fabbrica di San Michele. Cantavano la Costituzione che recita nella sua apertura che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Era un fiume di teste ai miei occhi di ragazzo quegli scioperi degli anni 70. Anni di piombo. Ma anche anni di speranza.

Cantavano il bene comune. Il diritto di essere felici. Il diritto del pane. E la sorpresa dell'amicizia. Del lottare non solo per "mio figlio" ma anche per il "figlio dell'altro".

Ora questa fabbrica rasa al suolo può tornare a cantare. Può tornare a essere spazio pubblico. Bene comune dei cittadini. Grazie a questo progetto può essere spazio di relazioni, di visioni, di democrazia, di amicizia.

Luogo di arte e di poesia.

Questo progetto "Tiberghien: sala della Comunità" è un'idea creativa, una parola promettente, una nota "stonata" che fa saltare lo spartito di un coro incolore che mugugna e non vede altro che supermercati e templi del consumo senza cervello.

Questo progetto è una via creativa a quella mancanza di immaginazione che oggi sembra aver minato il cuore pensante della politica.

Questo progetto onora il canto dei morti e rende possibile il canto dei vivi.

Se e' vero che: "La bellezza salverà il mondo" beh, io credo che bisogna aiutare la bellezza, bisogna diventarne "complici". Senza le nostre scelte la bellezza non cammina. Ecco perché è importante firmare la petizione. Mettere il proprio corpo di traverso per non lasciare che questo spazio diventi un luogo senz'anima.

E' un atto culturale. Ma anche un atto profondamente civile. Restituire ai cittadini lo spazio della convivialità.

Non possiamo capitolare la nostra città al potere del mercato e del consumo. E nemmeno a quei tentacoli di 'ndrangheta che hanno cercato spesso di insinuarsi anche nel Veneto e a Verona in questi anni.

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...


Foto: antico Reparto Cardatura del Tiberghien - collezione privata di Piergiorgio Gomiero

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Come un sogno irraggiungibile

L'INASPETTATA APPARIZIONE DELL'ARCOBALENO

 

Un’esperienza inaspettata, che ci dona sempre un senso di sorpresa e di gioia permettendoci di volare un po’ più in alto e di dare una luce di speranza ai nostri problemi e affanni quotidiani. E' pomeriggio del primo sabato di settembre. L'apparizione in cielo dell’arcobaleno.

Ripartiamo, io e mia figlia, dal lago, dove è appena piovuto. Voltiamo le spalle al sole che tramonta e all’acqua. O almeno così ci sembra. Non sappiamo ancora che il grosso dell’acquazzone è caduto ad Est. Ci dirigiamo verso casa e, alla nostra destra e alla nostra sinistra, vediamo formarsi due colonne con i colori dell’iride.

Guarda che spettacolo!”, dico a mia figlia.  Lei resta ammirata. Comincia a scattare foto con il telefonino.

Il tragitto verso casa dura poco meno di un’ora. Per tutto questo tempo siamo accompagnati da questo arco che va prendendo forma in maniera sempre più nitida. Cambiamo continuamente angolatura seguendo il tragitto della strada del ritorno ma l’arco, enorme, che attraversa ora l’intero orizzonte, rimane sempre sopra di noi, anzi dinanzi a noi. E’ tutta questione di effetti ottici: il sole che si rifrange sull’acqua della pioggia proiettando nel cielo quelle linee di colori. È un effetto ottico anche questo vederlo sempre dinanzi a noi, questo non poterci passare sotto. Le sue colonne sono arrivate alla congiunzione. Non si tratta più solo di un arco ricurvo, come mi è capitato altre volte  di vedere. Stavolta l’arco arriva davvero ad attraversare il cielo intero. Ed è come trovarsi alla presenza di un grandioso arco di trionfo, di bellezza indescrivibile, di pienezza di vita, di pace … la pace biblica, lo shalom … lo stesso arco che a Noè nell’arca annunciò la conclusione del diluvio, del grande cataclisma che aveva annientato gran parte del genere umano e modificato la configurazione della terra.

Un arco che ci sovrasta nel segno della totale gratuità.  Sempre più bello, intenso, con i colori sempre più marcati e vividi. Alle nostre spalle il cielo infiammato dal tramonto, dinanzi a noi il cielo plumbeo dell’interno. Comincia o ricomincia a piovere. Dapprima una pioggerellina sottile, poi sempre più intensa.

È difficile avere in un solo momento una tale concentrazione di fenomeni atmosferici, anche se succede di tanto in tanto di essere immersi nella pioggia mentre il sole continua a brillare. Oggi abbiamo visto la pioggia, il temporale, il sereno, il tuono che squarcia il cielo e, al centro di tutto, quasi come motivo unificante, l’arcobaleno. Arrivati nei pressi di Caldiero l’arcobaleno è finalmente scomparso. È stato coperto da uno strato di grigiore che prepara la notte. Intanto il maltempo ha ripreso vigore. Sapremo poi della bomba d’acqua che ha coinvolto anche l’est veronese. Quando è iniziata noi stavamo partendo da Caldiero e non l’abbiamo vista. Al nostro ritorno, un paio d’ore dopo, la  bomba stava esaurendo tutta la forza della sua deflagrazione.

Penso a questa incredibile esperienza dell’arcobaleno. In fondo l’arcobaleno è il desiderio, l’aspirazione della pace. In realtà quando avviene ci si rende conto che, più che la pace, esso prefigura una specie di improbabile e delicata tregua. Ma in fondo la pace è anche, soprattutto, questo nella vita di ciascuno di noi. Può rappresentare un sogno, una grande aspirazione, comunque un traguardo che mai potrà essere raggiunto. Possiamo parlare e intendere la pace come esperienza di tregua tra un conflitto passato, che ha lasciato ferite e cicatrici, nell’attesa che un altro conflitto, che è magari conseguenza del primo, torni a riaccendersi dando continuità all’escalation della logica della violenza.

La pace è il sogno di un mondo bello (ecco cosa rappresenta l’arcobaleno nei suoi colori) di cui nessuno è proprietario, di cui nessuno può pensare di impossessarsi.  Un mondo che può continuare a mantenere la propria bellezza solo e fintantoché rimane lontano dalle nostre mani rapaci e cattive.

Per questo l’arcobaleno non lo si può raggiungere. Lo si vede cominciare da un determinato punto della terra ma non è così. In realtà non inizia e non finisce da nessuna parte. Non si può raggiungere la sua origine magari per farla propria, per impossessarsene, per porvi la propria bandiera come non si può raggiungere l’origine dell’orizzonte nel quale ci troviamo. Perché l’orizzonte è sempre più in là, è sempre oltre. L’arcobaleno ci ricorda, nei sussulti del nostro stupore ammirato, che la pace è un’aspirazione che può coinvolgerci tutti, a cui tutti aneliamo.

Mi chiedo, in auto, quanti avranno ammirato e assaporato l’arcobaleno, come e assieme a noi.

Più tardi saprò che molti più che la possibilità di ammirare l’arcobaleno hanno dovuto fare i conti con la violenza dell’acquazzone che si è abbattuto sul nostro territorio. Anche la natura, di tanto in tanto, ci obbliga a fare i conti con la realtà del nostro limite. Per quanto riteniamo di esser forti e grandi Lei torna, presto o tardi, a presentarci il conto. E l’arcobaleno, dono mirabile della Natura,  ci ricorda che la pace vera non può avvenire se non in armonia con Lei.

                                                                           

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info 

Tiberghien: un posto da Vivere


UNA INIZIATIVA PER TUTTI E CONTRO NESSUNO

Non siamo scappati, abbiamo solo lavorato in silenzio.

D’altra parte Agosto è il mese dove l’Italia chiude, ma gli occhi devono restare bene aperti.

Da cittadini e cittadine che amerebbero vivere in luoghi più gradevoli, dove ci si saluta per strada con un sorriso e magari ci si sostiene nelle difficoltà, cogliamo l’occasione della riqualificazione dell’Area Tiberghien per avanzare una proposta carica di determinazione e desiderio di generare azioni positive e buone relazioni.

In un’area dove insistono più di 50.000 abitanti è necessario individuare dei luoghi dove le persone possano incontrarsi e tirare fuori il meglio di sé, svagarsi con il bello della vita, che non sono necessariamente solo le vetrine dei centri commerciali, gli smartphone, e le serie di Sky. Conoscere per conoscersi, potrebbe essere uno slogan azzeccato per la nostra iniziativa.

Qualcuno potrà rinfacciarci che con la cultura non si mangia, ma noi abbiamo la risposta pronta: di marginalità e solitudine si soffre e questo, a differenza della prima affermazione, è vero.

Perciò:

1) Chiediamo che gli edifici di pregio industriale che sono stati mantenuti nell’area dell’ex Tiberghien, su lato OVEST verso Verona, siano ristrutturati per consentire manifestazioni, teatri sperimentali, laboratori didattici. Questi spazi Pubblici, gestiti dalla Circoscrizione, che noi denominiamo: “Sala della Comunità”, potranno consentire la presenza di una sala con 70 posti a sedere, un palcoscenico di 35 mq, uno spazio per il fonico e per l’impianto luci, un camerino e tre sale laboratorio (arti visive, letteratura, teatro e musica) con i relativi servizi a supporto.

2) Auspichiamo la presenza sul lato EST, verso Vicenza, negli edifici non abbattuti, di un’area dedicata alla vendita di prodotti DOC, DOP, IGP e di Prossimità (KM 0), con particolare riferimento al territorio veronese ed alla bioregione Adige-Atesina (ricordiamo che il Parco dell’Adige con il suo Giarol Grande, si trova proprio di fronte all’insediamento).

3) Va pianificata anche una grande area verde attrezzata su Via Unità d’Italia, autentica porta d’ingresso alla città, con una piazza centrale alberata che connetta le diverse attività/presenze che animeranno il nuovo centro Tiberghien. Per quanto riguarda i parcheggi sarà utile una riqualificazione dell’area pubblica già esistente su via Tiberghien, invece di sottrarre spazio prezioso al verde e alla piazza centrale.

Per ogni approfondimento e per comprendere le ragioni che ci hanno portato a queste indicazioni, vi rimandiamo agli allegati che potete scaricare in calce a questo articolo.

Intanto parte la raccolta di firme, che giocoforza risulterà breve e intensa (scade il 24/9), sugli appositi moduli predisposti dal Comune per le Osservazioni alla variante 23 scheda n° RA28.

Potete già scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sia per sapere dove firmare, sia per fornire la vostra disponibilità ad aiutarci nella raccolta. Lasciate il numero di telefono o un recapito web, sarete prontamente richiamati da un incaricato/a dell’Associazione.

L’Apertura ufficiale della Campagna sarà GIOVEDI’ 6 Settembre ORE 20.45 a Villa Buri alla quale siete tutti/e invitati/e (via Bernini Buri 99 – Verona).

In breve ci faremo conoscere, spiegheremo le nostre ragioni e si potrà apporre la propria firma sulle Osservazioni da presentare al Comune. 


Il lavoro che stiamo svolgendo è gratuito, a favore di tutti e contro nessuno ed ha un obiettivo pratico e preciso. Ogni sostegno disinteresssato, in particolare quello di associazioni e comitati, è assai gradito ed auspicato.

Infine, una domanda rivolta a noi stessi: "Perché lo fate"? E’ naturale chiedercelo, ma la risposta lo è altrettanto: perché abbiamo capito che la libertà, e qualche sprazzo di felicità collettiva, si incontrano solo nella partecipazione, una cosa che non si può comprare, ma solo praticare... 

NDR: La Redazione di Gerico.info aderisce convinta all'iniziativa.

     
   perchè           come

 illustrazioni: Ing. Filippo Forlati, Ing. Francesco Campagnari

AZIONE COMUNITARIA - VERONA

I predatori della Terra perduta

SEMPRE PIU' PESANTE LA NOSTRA IMPRONTA ECOLOGICA

 

L’eccesso di beni industriali e il passaggio dalla campagna alla città hanno alterato la nostra percezione della realtà. Da quando il nostro riferimento è diventato il supermercato è cambiata perfino la nostra idea di sicurezza alimentare. Finché troviamo gli scaffali pieni di mercanzie ed abbiamo abbastanza soldi per farle transitare al di là della cassa, ci pare che tutto funzioni. Tutt’al più ci allarmiamo se non troviamo la nostra marca preferita, mentre non reagiamo di fronte una prolungata siccità, una gelata primaverile, una forte grandinata di fine estate, eventi che invece gettano nella disperazione i contadini. Effetto paradosso di ciò che chiamiamo civiltà: avendoci allontanato dalla natura ci ha fatto perdere consapevolezza della sua importanza fino a farcela vivere come uno spazio da depredare.

Un segnale di questo nostro smarrimento è l’overshoot day che tutti gli anni ha una data ben precisa: l’8 agosto nel 2016, il 2 agosto del 2017, il 1° agosto nel 2018. Una data drammatica che ci dà la misura di quanto la nostra voracità superi la capacità di rigenerazione del pianeta. Di scena è la terra fertile, la parte di suolo planetario biologicamente attivo da cui dipende la nostra agricoltura, i nostri pascoli, i nostri boschi. In pratica la nostra vita come ben sintetizzano gli indios che la chiamano Pachamama, madre terra. Per il livello di consumi raggiunto dall’umanità, la quantità di terra fertile di cui abbiamo bisogno  ha oltrepassato i 20 miliardi di ettari, che suddivisi per tutti i giorni dell’anno danno un consumo di 54 milioni di ettari al giorno. Il problema è che la terra fertile disponibile sul pianeta non va oltre i 12 miliardi di ettari ed arrivati al 1° di agosto ci accorgiamo di averla esaurita tutta. Per arrivare alla fine dell’anno ci mancano 152 giorni ed è un vero mistero capire come possiamo farcela senza terreno sotto i piedi.

Ma per quanto possa sembrare strano, lo squilibrio non si manifesta sotto forma di penuria, bensì di eccesso. A dimostrarci che i nostri consumi sono superiori alla terra fertile disponibile è l’accumulo di anidride carbonica, un gas che normalmente è eliminato dal sistema vegetale tramite quel processo miracoloso chiamato fotosintesi clorofilliana. Ma a questo mondo tutto ha un limite e anche la capacità del sistema vegetale di assorbire anidride carbonica non va oltre i 20 miliardi di tonnellate all’anno. Peccato che ne produciamo attorno a 36, per cui abbiamo tutti gli anni un eccesso di 16 miliardi che si accumula in atmosfera provocando effetto serra e cambiamenti climatici.

Nonostante l’impegno preso a Parigi nel 2015 di  ridurre le emissioni di anidride carbonica per impedire alla temperatura terrestre di crescere oltre i due gradi centigradi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha certificato che nel 2017 le emissioni sono aumentate del 1,4% come conseguenza dell’aumento di consumo di combustibili fossili: petrolio, gas, carbone. A causa di quest’aumento, l’overshoot day si è verificato un giorno prima rispetto al 2017. In effetti il 61% dell’impronta ecologica dell’umanità, così è definita la quantità di terra fertile utilizzata per sostenere i nostri consumi, è dovuta allo smaltimento d’anidride carbonica e se vogliamo ridurre la nostra impronta è principalmente su questa componente che dobbiamo intervenire. Noi italiani non facciamo eccezione. Per sostenere i nostri consumi abbiamo bisogno di 4,3 ettari di terra a testa, che è due volte e mezza la quota a cui avremmo diritto. E se guardiamo a cosa ci serve, scopriamo che per il 59% la impieghiamo per liberarci dall’anidride carbonica. Anche noi, dunque, dobbiamo concentrarci su questa sostanza, intervenendo su tre ambiti principali di emissione: la produzione di energia elettrica, il riscaldamento domestico, i trasporti. Per l’energia elettrica, la grande sfida è passare dalle centrali termoelettriche, alimentate a gas e carbone, a quelle rinnovabili, alimentate da sole, vento e corsi d’acqua.

Già oggi il 32% della nostra energia elettrica proviene da fonti rinnovabili, ma dobbiamo fare molto di più. E se le politiche governative possono dare il contributo principale, qualcosa possiamo fare anche noi dal basso, ad esempio installando un pannello solare sul tetto di casa nostra. Il tema del riscaldamento è di più difficile soluzione, ma potremmo comunque cominciare coprendoci di più piuttosto che alzare i termosifoni, fino a sostituire le nostre apparecchiature con  tecnologie moderne che diversificano le fonti energetiche. Quanto ai trasporti, se da una parte dobbiamo convertirci a maggior lentezza, con grande beneficio per la nostra salute e la nostra vita di relazione, le nuove parole d’ordine debbono essere razionalità e condivisione. Razionalità per adattare il mezzo alla distanza capendo che le piccole distanze le possiamo coprire a piedi e in bicicletta. E se oltre i dieci chilometri ci vuole il mezzo a motore, la soluzione non è l’auto privata ma il mezzo condiviso. Solo condividendo potremo permettere a tutti di soddisfare il bisogno di mobilità riducendo al minimo consumi energetici e inquinamento.

Per cui dobbiamo rivalutare non solo il treno e l’autobus, ma anche altre formule che possiamo attivare noi stessi dal basso, come il car-sharing, che significa acquisto dell’auto in comune, e il car-pooling, che è l’abitudine di non muoversi mai da casa senza aver chiesto al vicino se deve andare nella stessa direzione in modo da fare viaggiare l’auto a pieno carico. Piccoli cambiamenti di stili di vita che possono dare un contributo importante per la riduzione della nostra impronta ecologica senza rinunciare ai nostri bisogni. Cambiamenti che devono estendersi anche ad altri ambiti, per ridurre il consumo di terra fertile anche in altri settori, primo fra tutti quello agricolo. I nostri consumi alimentari contribuiscono al 29% della nostra impronta ecologica, ma con piccoli accorgimenti potremmo ridurla sensibilmente. Un modo è consumare meno carne perché il passaggio attraverso l’animale è estremamente dispendioso: ci vogliono 7 calorie vegetali per ottenere una caloria animale. Allora meglio soddisfare il nostro bisogno di proteine con i legumi. Per un etto di fagioli ci vogliono 3,7 metri quadri di terra, per un etto di carne 16,8: passando da una dieta carnea a una dieta vegetariana potremmo ridurre il consumo di terra fertile a fini alimentari almeno di un quarto. Ridurre la nostra impronta, dunque si può, senza dover tornare al tempo delle caverne. Basta un pizzico di semplicità.

 

Francesco Gesualdi - Centro Nuovo Modello di Sviluppo

San Pancrazio, Porto nella nebbia fitta

ADIGE SPORT VILLAGE

Il progetto di parco sportivo nell’ex area ferroviaria di Porto San Pancrazio è l’ennesima proposta di recupero che prescinde da un reale confronto col territorio (Circoscrizioni e Associazionismo) e il consiglio comunale, inoltre non tiene in considerazione né le criticità viabilistiche (con i conseguenti riflessi sulla salute) né la tutela del vicino parco dell’Adige.

Piazzare in quel punto 70 mila metri quadri circa tra campi sportivi, case, foresterie, bar e ristoranti, parcheggi (c'è persino un asilo nido) con l'idea di un futuro utilizzo “funzionale” del Giarol Grande, significa stravolgere completamente la destinazione agricola e sociale del Parco dell'Adige sud.

Il Giarol Grande è stato pensato come Fattoria didattica (con un investimento di quasi un milione di euro), orientata all'agricoltura biologica e per il relax delle famiglie e delle comunità del Porto, di S. Michele e di Borgo Venezia. Saranno inoltre pesanti le ripercussioni sulla viabilità (con annessi inquinamento acustico ed atmosferico) di tutti i quartieri che si affacciano su viale Venezia, compresi quindi Borgo venezia e San Michele.

Al netto delle belle parole di presentazione, questo è il terzo tentativo con cui la nuova proprietà dei terreni, la Psp Invest di Merano, tenta di mettere a valore il proprio investimento. Da una proposta iniziale palesemente insostenibile basata su numerosi blocchi di residenziale sono passati a quest’altro progetto caratterizzato da un nucleo di impianti sportivi contornati da 2.500 metri quadri di commerciale (con possibili futuri ampliamenti), residenze per anziani e studenti e qualcosa come 13.500 metri quadri di parcheggi.

Confortata dal sapere che qualcuno si è offerto di pagare il nuovo presunto sistema di rotonde previsto su viale Venezia, alla Giunta non sembra minimamente interessare come faranno a passare tutte quelle macchine dallo stretto e disagevole sottopasso della ferrovia. Eppure più di un tecnico si è già espresso contro la nuova rotonda che sarebbe incompatibile con le pendenze e la conformazione della strada all’imbocco del sottopasso.

L’attenzione dei cittadini verrà distratta più in alto con una passerella ciclabile dovrebbe permettere di scavalcare la ferrovia. E che dire del carico di traffico aggiuntivo su viale Venezia e via Unità d’Italia portato dalle altre riqualificazioni (ex Albi, ex Pasqua,Tiberghien) ancora commerciali?

Anche qui nebbia fitta.

 

Giuseppe Campagnari - Ingegnere urbanista