Tutto è connesso

Categoria: Operai della vigna
CHE IMPATTO POSSONO AVERE I PIPISTRELLI SUL P.I.L.?

"Che domanda assurda è mai questa?" sbotterà qualcuno  "ma che impatto potranno mai avere i pipistrelli sul Prodotto Interno Lordo di un Paese?".

E' quello che in una sala gremitissima,  giovani soprattutto, ha cercato di spiegare  Roberto Mercadini, un cesenate quarantenne, nato ingegnere elettronico, ma che poi si è scoperto scrittore attore e divertente divulgatore scientifico. Senza scenografie, senza costumi, senza oggetti di scena,  senza cambi di luce, ma facendo leva solo sulla sua voce e il linguaggio del corpo,  Roberto Mercadini nell'incontro organizzato da Banca Etica nella sala-teatro del Beato Carlo Steeb Etica sabato 1° dicembre ha intrattenuto un pubblico attentissimo per dimostrare quanto è stretta la  relazione che esiste tra ecologia ed economia, lo studio e la cura della nostra casa comune. Partendo dall'assioma che "tutto è collegato, tutto è connesso"  Mercadini ha spiegato attraverso esempi concreti, apparentemente astrusi, quanto è invece stretta la correlazione tra le due scienze. 

Solo due esempi da quelli riportati per sottolinearne il collegamento.

In questi ultimi anni negli Stati Uniti si è verificata una moria di pipistrelli (circa un milione) a causa della cosiddetta "white nose syndrome" (la sindrome del naso bianco),  una malattia fungina di origine non ben conosciuta. Poiché  questi piccoli mammiferi notturni si nutrono principalmente di insetti, molti dei quali danneggiano l'agricoltura, in loro assenza le colture hanno subito molti danni. Senza pipistrelli si è reso necessario aumentare la quantità di pesticidi con evidente pesanti ricadute anche sulla salute umana. Uno studio pubblicato sulla rivista "Science" ha calcolato un danno che va da 3,7 a 53 miliardi di dollari l'anno, con una media intorno ai 22,9 miliardi di dollari.

E come è mai possibile  che ci sia una connessione tra il deserto del Sahara e la foresta amazzonica, due mondi così lontani e così diversi? Come è possibile che il Sahara, un deserto, nutra la verde e rigogliosa Amazzonia? Eppure uno studio della NASA ha evidenziato che questo veramente si verifica. Grazie alle osservazioni ambientali del satellite Calipso, gestito dall'agenzia spaziale statunitense e francese, si è rilevato che una quantità ingentissima di sabbia ricca di ferro e di  fosforo sollevata dal vento nel Sahara raggiunge ogni anno il suolo dell'Amazzonia.  Il fosforo, come è noto,  è un nutriente fondamentale per la crescita delle piante ed è un elemento che scarseggia invece nella foresta amazzonica, a causa delle abbondanti piogge. La sabbia del Sahara, trasportata dagli alisei a ovest dell'Atlantico,  in gran parte ricade in mare, dove fornisce ferro vitale per far fiorire il fitoplancton, ma si stima che ben 27 milioni di tonnellate raggiungano il Sud America e in particolare l'Amazzonia, fornendo il fosforo che contribuisce a rendere rigogliosa e piena di vita la più grande foresta pluviale del mondo. Insomma, incredibile a dirsi, senza il deserto del Sahara non avremmo il polmone verde che rifornisce di ossigeno il pianeta Terra.

Siamo veramente inseriti in un meccanismo perfetto dove, come in una enorme ragnatela, tutto è così collegato a tutto, che sembra avvalorare quanto affermava il matematico e meteorologo Edward Lorenz, apparentemente in maniera paradossale: "Un battito d'ali di un farfalla in Brasile potrebbe causare un tornado nel Texas!".

Gianni Giuliari - Redattore di Gerico.Info
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