L'uomo che si ostina a piantare alberi

Categoria: Operai della vigna
LA SFIDA DI GIANCARLO, 86 ANNI

In questi giorni un bel video è stato condiviso sui media. Racconta di un bosco a poca distanza da Parma, un bosco giovane, bambino. Un bosco che sembra una promessa, una sfida, una profezia. Non si tratta di bosco naturale, ma del frutto della volontà di un uomo. Giancarlo, ottantasei anni, compra ettari di terreno edificabile e vi pianta alberi. O forse già li possiede, questi terreni. E comunque alla fine è la stessa cosa. Se possedeva questa terra ad un certo punto si è posto il problema di come utilizzarla. Poteva guadagnarci sopra prendendo la strada dell’investimento immobiliare. E invece ha scelto un’altra strada.  

Come dice lui: “Seguendo l’insegnamento dell’architetto Scarpa, se dovete scegliere tra un albero e una casa, scegliete l’albero”.

Sembra di rivivere la bellissima storia de L’uomo che piantava alberi, il personaggio inventato dallo scrittore italo francese Jean Giono che, nella prima metà del secolo scorso riforestò da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi, in Provenza.

Consiglio e condivido questo video che parla di speranza, di gioia, di vita, della possibilità di una vita alternativa. Un video che ci dice che il mondo non è perduto. Non è perduto se continuano ad esistere personaggi come questi: come il personaggio inventato da Jean Giono per la sua favola (e che comunque ha anche un ispiratore in un contadino croato che sull’isola di Lussino piantò tutti gli alberi che ancora è possibile ammirare) e come l’agricoltore ottantaseienne di Parma.

Il pastore Elzeard Bouffier della storia di Jean Giono è solo un personaggio allegorico anche se molti leggono il suo libro come fosse il racconto di un’esperienza realmente accaduta. No! L’uomo che piantava alberi è una metafora, una favola, un’invenzione. Ma è appunto questo a renderlo ancora più importante, più universale, rappresentativo di tutto un modo di intendere la vita e il rapporto con la natura. La storia di Jean Giono è inventata ma di personaggi rappresentati dal pastore Elzeard Bouffier ne esistono in giro per il mondo. Uno di questi è Giancarlo di Parma.

Il video ci mette di fronte al fatto che questa metafora del piantare alberi può diventare realtà. Ed è importante condividerlo proprio per questo: per vedere che il sogno, la favola, il paradiso, non sono per nulla delle astrazioni irreali e impossibili.  

Guardando il video comprendiamo che l’uomo che piantava alberi esiste veramente. Ha un nome e un indirizzo. Colpisce il fatto che Giancarlo non è affatto un eremita, un profeta solitario e magari un po’ provocatore e inascoltato. Al contrario si tratta di una persona ben radicata nella rete delle relazioni familiari e sociali. Lui ha cominciato nel 2004 a piantare alberi, ripensando a quanto aveva fatto anche suo padre nel secolo scorso. Il suo lavoro ha fatto scuola. Ha aperto una strada. A continuare la sua opera e a portarla avanti attualmente assieme a lui c’è il figlio quarantenne o cinquantenne. E assieme a lui altri amici e compagni che condividono lo stesso ideale e lo stesso progetto. Più di undicimila alberi sono stati piantati nel giro di qualche anno. Piante autoctone che hanno permesso il ritorno di varie specie animali. E tutto questo a otto chilometri da Parma, a qualche centinaio di metri dalla trafficata via Emilia. Nel video si dice che quel luogo, un vero angolo di paradiso in mezzo alla cementificazione e allo smog, è diventato già luogo di riferimento per scuole, bambini e famiglie. Pensiamo un po’: se si fosse seguito la logica del mercato al suo posto ci sarebbe un ennesimo agglomerato urbano.

Mi viene in mente il profeta Geremia che alla vigilia dell’invasione di Gerusalemme da parte dell’Assiria compera un terreno e vi pianta un albero. Oppure al significato che ha per gli ebrei il gesto di piantare un albero.

L’albero è vita. Chi ama una pianta ama la vita. Chi pianta un albero fa un regalo a tutta l’umanità, soprattutto all’umanità che verrà dopo di noi. Alla sua età Giancarlo può vedere solo gli alberi piccini. Saranno i nipoti a godere appieno della loro ombra.

Giancarlo e quelli come lui potrebbero essere chiamati i custodi della casa comune, l’ambiente senza il quale la vita, in ogni sua forma, non saprebbe possibile e pensabile.

“Meglio un albero che una casa”. Meglio scommettere di piantare un bosco su un terreno su cui i piani regolatori avevano previsto case e fabbricati.

Anche se rende di meno in termini economici, anzi anche se non rende affatto nel presente. Ma bisogna che ci mettiamo in mente che esiste un rendimento differente dal denaro, il quale non si è mai dato cura di salvaguardare il creato o di lasciare un futuro migliore a chi viene dopo. E non è detto da nessuna parte che le scelte economiche migliori siano sempre quelle che fanno guadagnare di più in termini monetari. La parola economia, in fondo, ha a che vedere con la cura della casa più che con gli investimenti e l’accumulo di soldi.

                                                                          

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info
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