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Il processo all'ENI di cui è vietatissimo parlare

A PROPOSITO DI "AIUTIAMOLI A CASA LORO"

 

Nessun grande giornale parla in questi giorni del processo in corso a Milano a proposito della  presunta maxi tangente pagata dalla compagnia petrolifera  italiana ENI, e dalla omologa compagnia olandese Shell, al governo nigeriano. Lo scopo della tangente era quello di ottenere la licenza per esplorare il giacimento offshore 245 che ha arricchito non solo gli alti papaveri del governo nigeriano, ma secondo una ricerca condotta da Rdc (Resources for Development Consulting) ha privato il popolo di quel Paese di quasi 6  miliardi di dollari di tasse a causa delle agevolazioni fiscali contenute nel contratto di licenza sottoscritto dalle due compagnie europee.

Secondo l'Istituto di ricerca questa perdita di entrate fiscali  equivale per i nigeriani a due anni di spesa pubblica del governo federale in materia di sanità e istruzione.

Ma quello che fa più specie è il fatto che di questo processo in corso in questi giorni  a Milano nessuno parla, a parte qualche testata giornalistica minore. I grandi giornali, le tivvù  nazionali, i grandi mezzi di comunicazione non stanno spendendo neanche una riga a riguardo. La domanda che sorge spontanea è: si vuole far passare tutto sotto silenzio perché c'è in ballo l'ENI, il fiore all'occhiello dell'economia energetica italiana?

 

Gianni Giuliari - Redattore di Gerico.Info

Tutto è connesso

CHE IMPATTO POSSONO AVERE I PIPISTRELLI SUL P.I.L.?

"Che domanda assurda è mai questa?" sbotterà qualcuno  "ma che impatto potranno mai avere i pipistrelli sul Prodotto Interno Lordo di un Paese?".

E' quello che in una sala gremitissima,  giovani soprattutto, ha cercato di spiegare  Roberto Mercadini, un cesenate quarantenne, nato ingegnere elettronico, ma che poi si è scoperto scrittore attore e divertente divulgatore scientifico. Senza scenografie, senza costumi, senza oggetti di scena,  senza cambi di luce, ma facendo leva solo sulla sua voce e il linguaggio del corpo,  Roberto Mercadini nell'incontro organizzato da Banca Etica nella sala-teatro del Beato Carlo Steeb Etica sabato 1° dicembre ha intrattenuto un pubblico attentissimo per dimostrare quanto è stretta la  relazione che esiste tra ecologia ed economia, lo studio e la cura della nostra casa comune. Partendo dall'assioma che "tutto è collegato, tutto è connesso"  Mercadini ha spiegato attraverso esempi concreti, apparentemente astrusi, quanto è invece stretta la correlazione tra le due scienze. 

Solo due esempi da quelli riportati per sottolinearne il collegamento.

In questi ultimi anni negli Stati Uniti si è verificata una moria di pipistrelli (circa un milione) a causa della cosiddetta "white nose syndrome" (la sindrome del naso bianco),  una malattia fungina di origine non ben conosciuta. Poiché  questi piccoli mammiferi notturni si nutrono principalmente di insetti, molti dei quali danneggiano l'agricoltura, in loro assenza le colture hanno subito molti danni. Senza pipistrelli si è reso necessario aumentare la quantità di pesticidi con evidente pesanti ricadute anche sulla salute umana. Uno studio pubblicato sulla rivista "Science" ha calcolato un danno che va da 3,7 a 53 miliardi di dollari l'anno, con una media intorno ai 22,9 miliardi di dollari.

E come è mai possibile  che ci sia una connessione tra il deserto del Sahara e la foresta amazzonica, due mondi così lontani e così diversi? Come è possibile che il Sahara, un deserto, nutra la verde e rigogliosa Amazzonia? Eppure uno studio della NASA ha evidenziato che questo veramente si verifica. Grazie alle osservazioni ambientali del satellite Calipso, gestito dall'agenzia spaziale statunitense e francese, si è rilevato che una quantità ingentissima di sabbia ricca di ferro e di  fosforo sollevata dal vento nel Sahara raggiunge ogni anno il suolo dell'Amazzonia.  Il fosforo, come è noto,  è un nutriente fondamentale per la crescita delle piante ed è un elemento che scarseggia invece nella foresta amazzonica, a causa delle abbondanti piogge. La sabbia del Sahara, trasportata dagli alisei a ovest dell'Atlantico,  in gran parte ricade in mare, dove fornisce ferro vitale per far fiorire il fitoplancton, ma si stima che ben 27 milioni di tonnellate raggiungano il Sud America e in particolare l'Amazzonia, fornendo il fosforo che contribuisce a rendere rigogliosa e piena di vita la più grande foresta pluviale del mondo. Insomma, incredibile a dirsi, senza il deserto del Sahara non avremmo il polmone verde che rifornisce di ossigeno il pianeta Terra.

Siamo veramente inseriti in un meccanismo perfetto dove, come in una enorme ragnatela, tutto è così collegato a tutto, che sembra avvalorare quanto affermava il matematico e meteorologo Edward Lorenz, apparentemente in maniera paradossale: "Un battito d'ali di un farfalla in Brasile potrebbe causare un tornado nel Texas!".

Gianni Giuliari - Redattore di Gerico.Info

L'uomo che si ostina a piantare alberi

LA SFIDA DI GIANCARLO, 86 ANNI

In questi giorni un bel video è stato condiviso sui media. Racconta di un bosco a poca distanza da Parma, un bosco giovane, bambino. Un bosco che sembra una promessa, una sfida, una profezia. Non si tratta di bosco naturale, ma del frutto della volontà di un uomo. Giancarlo, ottantasei anni, compra ettari di terreno edificabile e vi pianta alberi. O forse già li possiede, questi terreni. E comunque alla fine è la stessa cosa. Se possedeva questa terra ad un certo punto si è posto il problema di come utilizzarla. Poteva guadagnarci sopra prendendo la strada dell’investimento immobiliare. E invece ha scelto un’altra strada.  

Come dice lui: “Seguendo l’insegnamento dell’architetto Scarpa, se dovete scegliere tra un albero e una casa, scegliete l’albero”.

Sembra di rivivere la bellissima storia de L’uomo che piantava alberi, il personaggio inventato dallo scrittore italo francese Jean Giono che, nella prima metà del secolo scorso riforestò da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi, in Provenza.

Consiglio e condivido questo video che parla di speranza, di gioia, di vita, della possibilità di una vita alternativa. Un video che ci dice che il mondo non è perduto. Non è perduto se continuano ad esistere personaggi come questi: come il personaggio inventato da Jean Giono per la sua favola (e che comunque ha anche un ispiratore in un contadino croato che sull’isola di Lussino piantò tutti gli alberi che ancora è possibile ammirare) e come l’agricoltore ottantaseienne di Parma.

Il pastore Elzeard Bouffier della storia di Jean Giono è solo un personaggio allegorico anche se molti leggono il suo libro come fosse il racconto di un’esperienza realmente accaduta. No! L’uomo che piantava alberi è una metafora, una favola, un’invenzione. Ma è appunto questo a renderlo ancora più importante, più universale, rappresentativo di tutto un modo di intendere la vita e il rapporto con la natura. La storia di Jean Giono è inventata ma di personaggi rappresentati dal pastore Elzeard Bouffier ne esistono in giro per il mondo. Uno di questi è Giancarlo di Parma.

Il video ci mette di fronte al fatto che questa metafora del piantare alberi può diventare realtà. Ed è importante condividerlo proprio per questo: per vedere che il sogno, la favola, il paradiso, non sono per nulla delle astrazioni irreali e impossibili.  

Guardando il video comprendiamo che l’uomo che piantava alberi esiste veramente. Ha un nome e un indirizzo. Colpisce il fatto che Giancarlo non è affatto un eremita, un profeta solitario e magari un po’ provocatore e inascoltato. Al contrario si tratta di una persona ben radicata nella rete delle relazioni familiari e sociali. Lui ha cominciato nel 2004 a piantare alberi, ripensando a quanto aveva fatto anche suo padre nel secolo scorso. Il suo lavoro ha fatto scuola. Ha aperto una strada. A continuare la sua opera e a portarla avanti attualmente assieme a lui c’è il figlio quarantenne o cinquantenne. E assieme a lui altri amici e compagni che condividono lo stesso ideale e lo stesso progetto. Più di undicimila alberi sono stati piantati nel giro di qualche anno. Piante autoctone che hanno permesso il ritorno di varie specie animali. E tutto questo a otto chilometri da Parma, a qualche centinaio di metri dalla trafficata via Emilia. Nel video si dice che quel luogo, un vero angolo di paradiso in mezzo alla cementificazione e allo smog, è diventato già luogo di riferimento per scuole, bambini e famiglie. Pensiamo un po’: se si fosse seguito la logica del mercato al suo posto ci sarebbe un ennesimo agglomerato urbano.

Mi viene in mente il profeta Geremia che alla vigilia dell’invasione di Gerusalemme da parte dell’Assiria compera un terreno e vi pianta un albero. Oppure al significato che ha per gli ebrei il gesto di piantare un albero.

L’albero è vita. Chi ama una pianta ama la vita. Chi pianta un albero fa un regalo a tutta l’umanità, soprattutto all’umanità che verrà dopo di noi. Alla sua età Giancarlo può vedere solo gli alberi piccini. Saranno i nipoti a godere appieno della loro ombra.

Giancarlo e quelli come lui potrebbero essere chiamati i custodi della casa comune, l’ambiente senza il quale la vita, in ogni sua forma, non saprebbe possibile e pensabile.

“Meglio un albero che una casa”. Meglio scommettere di piantare un bosco su un terreno su cui i piani regolatori avevano previsto case e fabbricati.

Anche se rende di meno in termini economici, anzi anche se non rende affatto nel presente. Ma bisogna che ci mettiamo in mente che esiste un rendimento differente dal denaro, il quale non si è mai dato cura di salvaguardare il creato o di lasciare un futuro migliore a chi viene dopo. E non è detto da nessuna parte che le scelte economiche migliori siano sempre quelle che fanno guadagnare di più in termini monetari. La parola economia, in fondo, ha a che vedere con la cura della casa più che con gli investimenti e l’accumulo di soldi.

                                                                          

Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info

Il senso del limite

C'E' UN GRANDE PRATO VERDE

Di fronte alle ultime palazzine del quartiere Gardenia a Caldiero si stende un enorme campo incolto. Senza recinzioni, costeggiato da qualche raro esemplare di gelso lungo il viale che delimita gli ultimi nuclei abitativi costruiti mi son sempre domandato quale fosse la sua funzione, a chi appartenesse. Da qualche tempo ha trovato finalmente una collocazione nella mia testa. Ho saputo che si tratta di un possedimento appartenente al patrimonio della Fondazione Opera Pia da Prato,

gli ultimi rappresentanti della casa nobiliare dei conti da Prato che hanno riunito la totalità dei loro beni, almeno quelli situati nel territorio del nostro comune, in un’unica fondazione a scopi sociali ed assistenziali. Oltre alla Casa di Riposo vi sono anche diversi terreni.: terreni agricoli e terreni trasformati, negli ultimi tempi, in lotti edificabili, su alcuni dei quali sono già state realizzate delle villette e delle piccole palazzine.

Ma veniamo al nostro terreno situato in viale della Libertà. Non è terreno adibito a colture agricole specializzate: non vi è né vigneto né frutteto. I campi collocati al suo lato est, per capirsi, sono coltivati a frutteti di mele. Di anno in anno, di stagione in stagione, si alternano le semplici colture del frumento, del granoturco o del fieno. Colture che richiedono, specie ai nostri giorni, poco lavoro e poca manodopera, assieme, ovviamente, ad un resa economica  abbastanza limitata.

Il meleto situato al suo fianco è già stato trasformato, in parte, in zona urbana. Vi è sorta una schiera di una quindicina di abitazioni familiari con un piccolo parco giochi. E si tratta di una prima trance, di una prima ala di un prossimo nucleo abitativo. Il progetto prevedeva la costruzione di un’altra schiera di case, proprio in prossimità del terreno incolto. Dieci anni fa tutto è stato bloccato. La crisi ha obbligato a cambiare i programmi. Lo scoppio della bolla edilizia ha reso impossibile non solo l’apertura di nuovi cantieri, ma addirittura la prosecuzione dei lavori in quelli che già si trovavano aperti.

Il campo della Opera Pia da Prato è situato tra i quartieri Gardenia e Bambare, a Nord, e la bassa di Caldiero, a Sud, dove sorge il cimitero e il borgo dei Lavandari.

Si tratta, come per quanto riguarda i campi di meleto al suo fianco, di terreno edificabile, su cui si potrebbero aprire cantieri per permettere al paese di espandersi ancor di più. Chi è abituato a pensare al futuro in termini di affari e di investimenti sa già che su questa terra dovrebbero essere costruite le abitazioni del futuro prossimo del comune di Caldiero. Affari, investimenti e soldi! Il mattone è sempre stato la molla, il simbolo della volontà insaziabile di arricchimento dell’essere umano.  

Grazie al cielo una mano provvidenziale ha provveduto a ridimensionare questi pensieri. La crisi se, vogliamo, è un segno – divino o meno – che ci invita a non pensare la storia e il territorio solo in termini di voracità e di rapina. Per chi sarebbero state quelle case poi? Che senso ha continuare a costruire in un paese a crescita demografica zero? Un paese che ha smarrito da decenni il senso e la prospettiva del futuro, in cui le migliori forze giovanili si sentono costrette ad emigrare all’estero e in cui un governo xenofobo e privo di senso della storia fa di tutto per impedire a forze giovani e dinamiche provenienti, a loro volta, dal sud del mondo di trovare tra noi una propria forma di integrazione? E poi perché uno dei comuni che ha l’estensione territoriale più ridotta di tutta la provincia, quale è Caldiero, dovrebbe ancora crescere dal punto di vista dell’urbanizzazione?

Insomma il buon senso ci spinge a sperare che, almeno per qualche decina d’anni, questo terreno possa rimanere libero dalle maglie dell’urbanizzazione e della cementificazione.

È uno dei tanti segni che il nostro paese dovrebbe finalmente apprendere il valore e il senso del limite. E chi lo governa cosa aspetta a farsi carico di questa esigenza? Se solo avessimo alla nostra guida persone capaci di guardare al futuro e non agli interessi elettorali. Perché parlare di limite? Non passa giorno, settimana in cui non succedano disastri naturali di ogni tipo causati da incuria e da mancanza di rispetto per i ritmi naturali dell’ambiente, ma anche grandi opere, ponti avveniristici, che crollano al suolo solamente dopo quarant’anni di vita, dovrebbero insegnarci a smettere di pensare in termini di espansione e di crescita. La natura sembra ci si stia rivoltando contro. E non perché lei sia cattiva, imprevedibile, capricciosa. Il problema è che l’ambiente in cui viviamo è stato saturato da tempo in ogni suo aspetto dalla nostra ingombrante presenza di umani. Abbiamo usato e abusato in ogni modo della casa comune, della Madre Terra, come se esistessimo solo noi e senza avere alcuna forma di rispetto nei suoi confronti.

È ora di dire un basta! Basta alla crescita ad ogni costo!

La priorità, per lo meno da noi, non è assolutamente più lo sviluppo ma la gestione di quanto esiste. In termini di manutenzione, perché quello che abbiamo costruito per star meglio può diventare un pericolo se non è oggetto di continua e intelligente manutenzione, ma anche in termini di rimedio, di riequilibrio, in un certo senso di riconciliazione con un territorio con cui ci siamo comportati stoltamente da predoni. Senza renderci conto che distruggendo il territorio creavamo la premesse per la distruzione della nostra stessa vita.

                                                            
Stefano Costa - Redattore di Gerico.Info



Tiberghien: Consiglio straordinario in Settima Circoscrizione

PERCHE' SUL TIBERGHIEN NON CALI IL SILENZIO

 

LUNEDI' 19 NOVEMBRE ALLE ORE 20.30

CONSIGLIO STRAORDINARIO DELLA SETTIMA CIRCOSCRIZIONE

ODG:

--COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

--AUDIZIONI DI ASSOCIAZIONI E COMITATI CITTADINI INTERESSATI ALLA FORMULAZIONE DI PROPOSTE PER GLI INTERVENTI NELL'AREA EX-TIBERGHIEN

--ESPRESSIONE DI UN DOCUMENTO DI INTENTI DEL CONSIGLIO

A tre settimane dall'incontro con l'Assessore Segala con delega alla pianificazione Urbanistica e la Commissione competente del Comune di Veronanessun Consiglio di Circoscrizione era stato finora convocato sullo spinoso argomento del Tiberghien, né alcuna apertura di dialogo con i cittadini e le cittadine impegnate sul territorio sul tema era stata avviata dalla maggioranza allargata che sostiene l'attuale Presidente a San Michele.

Eppure questa era stata la sollecitazione dell'Assessore, eppure, visto l'interesse che suscita l'argomento nei quartieri con proposte interessanti che vengono "dal basso", nel nostro caso supportate dalla raccolta di 1322 firme, pareva una naturale conseguenza da parte di un ente che proprio nel territorio dovrebbe individuare i propri riferimenti.

Eppure il tempo stringe, visto che l'iter amministrativo sta arrivando a conclusione, eppure diversi capigruppo in consiglio comunale, di maggioranza e opposizione, ci hanno espresso sostegno e stima per l'attività, non solo sul Tiberghien, che stiamo svolgendo come Associazione.

Così, alcuni Consiglieri, di diverse parti politiche, di loro "sponte", hanno ritenuto fosse venuto il tempo di parlare ed essere ascoltati ed hanno raccolto le firme per convocare il Consiglio a termini di regolamento. Solo loro ci hanno informati, perché ad oggi, sabato 17 novembre, nessun invito formale o informale ci è pervenuto dagli organismi competenti. E in questo caso non si tratta di politica, o di simpatia/antipatia ma di pura educazione istituzionale.

L'impressione è che una parte della politica locale interpreti la delega che i cittadini hanno loro fornito con il voto come una sorta di consegna delle chiavi di casa, le quali verranno restituite a fine mandato, ma noi vi abbiamo dato il compito di amministrare la nostra casa comune, non di occuparla!

Per alcuni/e l'idea che possano esservi una o più associazioni e comitati che esprimano una sollecitazione sul futuro dell'aria che respirano, dei propri spazi vitali, della loro economia locale, del comune passato, è ritenuta una sorta di presunzione alla siciliana, un'invasione di campo, per questo ci vediamo costretti a fare noi pubblicità, a spese personali, ad un Consiglio che non abbiamo convocato, per questo si tenta di far passare questo evento sotto adeguato silenzio!

Fa sorridere il tabellone in piazza del Popolo a San Michele che, mentre spende una cinquantina di parole sulla Verza Michelina, che ha tutta la nostra stima culinaria, informa sbrigativamente che lunedì c'è un Consiglio Circoscrizionale, ma non si trova traccia dell'argomento, per non parlare del sito della Settima dove l'informazione è a prova di Sherlock Holmes.

Silenziare, disarticolare, isolare? No, dialogare... Oggi occorre un po' di umiltà da parte di tutti/e, mettere da parte antiche rivalità da strapaese e presentarsi uniti/e davanti al Consiglio Comunale, con una proposta condivisa.

Saremo capaci di farlo?


Associazione "Azione Comunitaria"

L'Italia, un paese stanco di progettare il futuro

SCONTIAMO L'APATIA DI UNA POLITICA MIOPE



L’Italia affonda. E’ questo il titolo di un articolo di un giornale olandese pubblicato sul settimanale Internazionale del 9 novembre che cita un rapporto dell’Enea secondo cui il livello del mar Mediterraneo potrebbe alzarsi di 140 centimetri entro il 2100 se non si ridurranno drasticamente le emissioni di anidride carbonica. L’Italia perderebbe 5.500 chilometri quadrati di terra: la torre di Pisa emergerebbe dal mare come un faro storto e Venezia sarebbe completamente sommersa. Secondo il giornalista olandese siamo come turisti in un bar veneziano, che sorseggiano un calice di pinot grigio immersi nell’acqua fino alle ginocchia mentre un violinista suona un motivo allegro. Solo quando la città sarà stata completamente inghiottita dal mare alzeremo gli occhi.

Perché non alziamo gli occhi prima di affogare? E’ notizia di questi giorni che la Lega vuole alzare i limiti di velocità in autostrada a 150 chilometri all’ora. Per Il presidente della commissione trasporti della Camera dei deputati, il leghista Alessandro Morelli, ci sarebbero: “Traffico più scorrevole, tempi di percorrenza più rapidi per tutti … e poi, vogliamo dirlo? La liberà di muoversi, fatta salva la sicurezza, in maniera meno legata”!

E’ noto che limitare la velocità degli automezzi non solo aumenta la sicurezza ma è anche utile soprattutto all’ambiente. E’ provato che una vettura consuma il 30% di meno se viaggia a 50 km/h anziché ad 80.

Quando i cittadini italiani apriranno gli occhi e diranno basta ad una politica miope che guarda solo al consenso immediato anziché preoccuparsi di progettare il futuro? Alzare i limiti di velocità a 150 km orari aumenterà notevolmente le emissioni di anidride carbonica, incrementerà l’usura dei componenti degli automezzi ed il rilascio di residui nocivi nell’ambiente. Stiamo affogando e stiamo facendo di tutto per vedere che non stiamo affogando!

 

Paolo Veronese - Redattore di Gerico.Info 

Scaricare le colpe, sport nazionale

SECONDO SALVINI LA COLPA E' DEGLI AMBIENTALISTI DA SALOTTO

 

Il ministro Salvini, commentando la drammatica situazione del territorio veneto, ha ben pensato di scaricare le colpe di quanto avvenuto sugli ambientalisti, da lui definiti da salotto, che avrebbero impedito di dragare i corsi d'acqua e di tagliare la vegetazione sulle sponde degli stessi. Interventi che molti veri esperti hanno più volte dichiarato dannosi per l'aumento della velocità dell'acqua che provocherebbero.

La pulizia e la manutenzione dei corsi d'acqua è cosa ben diversa dal dragarli. Purtroppo, anche in queste tragiche circostanze, il vice premier usa la demagogia e le studiate falsità come strumenti per non intervenire seriamente sulle vere origini dei problemi e in questo caso dei dissesti naturali, ma preferisce scaricarne le colpe sui mostri di turno, da lui accuratamente individuati. In realtà, le cause sono da addebitare soprattutto al suo gruppo politico, che da decenni governa la Regione, ed ai gruppi o lobbies che appoggiano il suo partito, che chiedono sempre più aree edificabili, nuovi terreni per impianti di vigneti, e sempre meno vincoli di tutela del territorio.

Ricordo che il Veneto è una delle regioni italiane con il maggior consumo di suolo. Anziché prendersela con gli ambientalisti, che purtroppo non hanno mai contato e deciso nulla, perché non ha citato le vere cause dei dissesti, alcune delle quali sono: l'eccessiva cementificazione del suolo, la canalizzazione dei corsi d'acqua, il terrazzamento delle colline per nuovi impianti di viti e l'inquinamento atmosferico che ha provocato un cambio climatico? E perché non ha spiegato come intende intervenire? Forse perché risulterebbe scomodo per il suo elettorato e per chi lo sostiene?

 

Giorgio Massignan - VeronaPolis

Impressioni di...ottobre in Sala Blu

IL CASO DELL'EX TIBERGHIEN IN QUARTA COMMISSIONE CONSILIARE

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dell'Associazione "Azione Comunitaria" sull'esito dell'audizione in Quarta Commissione sul caso dell'ex Tiberghien il 24 ottobre scorso

Mercoledì 24 ottobre 2018, si è riunita in sala Blu del Municipio, anche grazie alla nostra sollecitazione, la quarta Commissione Consiliare, quella Urbanistica, sul caso Tiberghien.

Ci sono due note positive ed una non pervenuta.

La prima nota positiva è che abbiamo portato un pensiero innovativo e vitale, quello della Comunità delle persone, delle loro aspettative e delle loro sofferenze, specialmente in periferia, in un contesto dove il linguaggio, le procedure, le consuetudini portano a vedere le cose dall'alto, in una sorta di visione panoramica. Gli esseri umani e il loro singolo spazio vitale si distinguono appena nei plastici e nelle planimetrie, mentre sono i cittadini e la loro qualità della vita ad abitare "dal vivo" quegli spazi.

La seconda nota positiva è la oggettiva identità di vedute con IVRES e AGILE che hanno promosso uno splendido progetto di ricostruzione dell’Identità collettiva (la recente mostra e gli eventi al Cinema Nuovo di San Michele) a partire dal Lavoro che fu, pensando però a quello che sarà. A loro riconosciamo la sagacia e la pazienza di averci teso la mano, e così noi. Insieme abbiamo stabilito che memoria e futuro non sono antagonisti, ma alleati!!

Quello non pervenuto è il messaggio della politica. Abbiamo ottenuto sorrisi e pacche sulle spalle, ma c’è da domandarsi: "Fu vera gloria?"

Prima di riportare ai nostri iscritti e firmatari che cosa ci hanno veramente detto i consiglieri e le consigliere, dovremmo infatti capirlo per intero. Sarebbe necessario distinguere intanto chi è d'accordo con chi e su che cosa, o se certi complimenti tipo: “Vi ringraziamo per il tempo che avete perduto per raccogliere le firme”, sono veramente un apprezzamento o rappresentano invece una cruda presa in giro. Se l’ostentata e pervicace volontà di non nominarci mai come Associazione, di persona o nei comunicati, per poi riempirci di sorrisi, è solo un lapsus freudiano che nasconde un disagio nel vedersi scavalcati nella progettazione Politica (con la maiuscola), o la fredda (e insana) determinazione di ricacciarci nelle nostre vite private al più presto possibile.

Vorremmo comprendere poi se certe profferte di protezione, dopo averci totalmente ignorati/e non debbano ritenersi il bacio della morte e se disturbare tutto il tempo o pistolare con il telefonino sono segno di disattenzione o un chiaro messaggio politico, così come l’assenza, almeno all'inizio, di buona parte della maggioranza. Quanti elementi da comprendere, quante cose da spiegarci in così poco tempo…

Chi ci ha incoraggiato, per dimostrare che faceva sul serio, può chiamarci quando vuole, anche domani.

Abbiamo udito poi alcuni toni ostentati nei confronti degli esseri umani che “bivaccano negli edifici” o “che giocano a cricket nel parcheggio e disturbano la quiete pubblica”.

Sono questi gli ostacoli? Non nascondiamoci dietro a un dito, il problema del Tiberghien, delle macerie a cielo aperto e di una progettualità evanescente è tutto da ricercare tra i protagonisti e le protagoniste “de soca” di questa vicenda, “chialtri” non c’entrano nulla. Coloro che hanno la responsabilità politica, invece, ci aiutino e lo chiediamo con cortesia, a formalizzare una proposta condivisa in sede locale sul destino dell'area. Noi siamo pronti/e...

L’Assessore Segala è stata di parola sulla convocazione, che ha portato in agenda in pochi giorni. Le cubature che propone sono esorbitanti rispetto alle nostre osservazioni, ma almeno capiamo quello che dice, forse perché è un ingegnere o magari perché è ancora nuova dell’ambiente. Per lei otto più otto fa ancora sedici e, fino a prova contraria, su questo siamo d'accordo.

Una cosa però l’abbiamo capita chiaramente: in questa vicenda, amici veri, nella politica non ne abbiamo.

Il primo tempo della partita è terminato, come ci eravamo ripromessi/e abbiamo portato nel più alto consesso politico della città il “canto dei vivi” che onora il percorso di chi ci ha preceduti/e.

Tra poco inizia il secondo, perciò vi consigliamo di non mettervi comodi/e, ma di allacciare subito le cinture...

 

Associazione " Azione Comunitaria"

Consigliere, ti scrivo...

LETTERA AI CAPIGRUPPO DEL CONSIGLIO COMUNALE SULL'EX TIBERGHIEN

Riceviamo  e pubblichiamo volentieri  la lettera che  l'Associazione "Azione Comunitaria"  ha inviato ai capigruppo del Consiglio comunale di Verona in preparazione dell’incontro con la Commissione Urbanistica  del 24 ottobre 

Egregio Consigliere / Gentile Consigliera,

Le scriviamo in quanto Associazione attiva sul Territorio che ha recentemente presentato alcune osservazioni riguardanti l'ex-Tiberghien, relative alla Variante 23 del P.I.

Ci terremmo a renderLa partecipe delle ragioni profonde che ci hanno spinto a raccogliere 1322 firme in due settimane, a sostegno delle nostre proposte, nei condomini, sulle strade, davanti ai supermercati o ai luoghi di culto.

L’articolo 42 della nostra Costituzione riconosce in pieno il diritto alla proprietà privata, ma in una logica che tenga conto dei “limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”

Chi effettua un investimento ingente e chi ne approva le finalità, non può esimersi dal tenere conto che esso ha una ricaduta sul piano sociale (mutare la morfologia di un luogo significa determinarne la qualità delle relazioni), ambientale (e ci riferiamo all’inquinamento e ad una viabilità resa ancora più caotica) ed economica (se si collocano decine di migliaia di metri quadri di commerciale nel bel mezzo di un abitato, ne pagheranno il prezzo le medie strutture di vendita e i negozi di Comunità).

Chi effettua un investimento rilevante, se segue le regole del mercato, deve anche poterlo sostenere nel tempo. Il cumulo di macerie che siamo costretti ad osservare tutti i giorni in via Unità d’Italia sono in primo luogo sotto la responsabilità del proprietario ed il fatto che la Comunità di San Michele e dintorni chieda un minimo di attenzione per sé è un dato del tutto naturale e da mettere nel "conto".

Una buona parte di noi associati opera nei centri di ascolto, nei mondi del volontariato e della solidarietà, nella sanità e nella società civile. Queste esperienze ci fanno toccare con mano i segnali di una crescente tensione sociale, frustrazione, oggettiva povertà materiale e culturale.

Da qui nasce la richiesta, a fronte di interventi urbanistici invasivi come quelli previsti nell'ex Tiberghien, di creare spazi di compensazione pubblici che vengano incontro ai bisogni di aggregazione sociale e culturale del nostro Territorio.

In particolare i giovani, per esprimere la propria creatività nelle varie forme dell'arte, non devono trovarsi nella condizione di questuanti davanti al casting di un talent show, o recarsi disillusi all’estero per vedere riconosciute le proprie abilità. Noi ci rendiamo disponibili, potendo contare nell'Associazione su esperienze professionali adeguate, a cogestire a titolo gratuito degli spazi di memoria⇒futuro dove radici industriali e avvenire collettivo possano convivere grazie ad una intelligente fusione creativa.

In contesti come San Michele e Porto San Pancrazio non ha mai perso di significato il concetto di Comunità, sebbene compressa e impoverita. Si pensi, a questo proposito, alle migliaia di posti di lavoro “pregiati” perduti in questa zona negli ultimi 20 anni.

Occorrono risorse? E’ evidente, ma se il Comune le ha trovate, a suo tempo, per strutture come lo splendido spazio polivalente di Quinto, "Il più bel palazzetto della città", in un contesto assai meno congestionato, allora può produrre uno sforzo anche per chi non ha quasi nulla e rischia seriamente, si pensi al Parco dell’Adige Sud e ai progetti che vi spirano intorno, di vedere compromesso anche quel poco che ha.

Siamo certi che Lei ed il Suo gruppo sapranno dedicare la giusta attenzione a questa nostra proposta e ci rendiamo disponibili sin d’ora per ogni chiarimento e per gli incontri che riterrà utile mettere in agenda.

Per conto nostro seguiremo ogni passaggio amministrativo, mettendo a conoscenza i cittadini e i firmatari delle nostre proposte di tutti i passi avanti che riusciremo a conseguire insieme.

Noi continuiamo a credere che gli organismi rappresentativi siano fondamento della Democrazia e che l’ascolto di un’esigenza che si manifesta in modo collettivo e rispettoso delle regole, non sia solo un’opportunità da cogliere, ma un intrinseco dovere del quale farsi carico.

Contiamo su di Lei

Cordialmente…

Associazione "Azione Comunitaria"

Tiberghien: dove canteranno i vivi

GLI ULTIMI SVILUPPI DELLA FACCENDA DELL'EX LANIFICIO

UN INCONTRO POSITIVO

La nostra Associazione non è solo la vicenda Tiberghien, ma è il tentativo di rompere l’isolamento che spesso attanaglia le nostre vite nei quartieri, riconquistando spazi di relazione, di incontro, di emancipazione culturale ed economica.

A questo proposito Mercoledì 10 Ottobre, a Palazzo Barbieri, abbiamo incontrato l’assessore alla pianificazione urbanistica di Verona, Ilaria Segala, su suo invito, per approfondire le tematiche e le motivazioni che stanno alla base delle nostre osservazioni al Piano degli Interventi, sostenute dalle firme di 1322 cittadini e cittadine. Il colloquio è stato franco e cordiale, non ci siamo nascosti/e le differenze, né le polemiche pregresse a mezzo stampa, ma, come spesso avviene quando ci si parla di persona, siamo andati al sodo, cercando di sfogliare i temi uno per uno.

Le nostre proposte di Sala della Comunità per l’ex stabilimento e di una Piazza Praticabile, raggiungibile esclusivamente a piedi e in bicicletta e priva di barriere architettoniche, sono state commentate con favore dall’Assessore, che ci agevolerà (al pari degli altri soggetti interessati) nel rapporto con le Istituzioni durante il complesso iter amministrativo.

La nostra proposta di dedicare uno spazio commerciale esclusivo agli autoproduttori agricoli e a chilometro zero è stata ritenuta meno perseguibile, giacché il Comune non ritiene di avere voce in capitolo rispetto alle scelte della proprietà sulla futura destinazione degli spazi dedicati al commercio.

Occorrerà comunque monitorare ogni passaggio istituzionale e va ricordato che esiste una proprietà che cercherà di estendere al massimo lo spazio edificabile. Va detto però che a Palazzo Barbieri non abbiamo trovato un muro divisorio, ma una porta aperta. Avere usato questo metodo delle osservazioni e delle firme ci ha portato e ci porterà a confrontarci con l’amministrazione, intesa come maggioranza e opposizione, come mai era avvenuto prima.

IL MUSEO? NO GRAZIE

In questi giorni è cresciuta, originata da numerose notizie di stampa, la discussione sulla questione del museo; noi non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà all’idea di dedicare gli unici spazi per la Comunità alla memoria del passato. Il Territorio ha bisogno di altro, di uno spazio che costruisca futuro, di vitalità e di colori. Come ha ben scritto Marco Campedelli, noi dobbiamo onorare la voce dei morti, ma con il canto dei vivi!

Nulla in contrario ad operare una fusione creativa tra ricordi del passato e apertura al futuro. Questo si può ottenere dedicando uno spazio attrezzato alle varie forme di auto-espressione, in particolar modo delle giovani generazioni, mentre alle pareti e negli spazi interstiziali potrebbero trovare posto oggetti, scritti e immagini che mostrino come sia stato quel luogo e cosa abbia significato per la Comunità.

CITTADINANZA ATTIVA

Azione Comunitaria si sta occupando di tante altre cose, in un'ottica di cittadinanza attiva volta a migliorare la qualità della vita nel nostro territorio. Non abbiamo alcuna intenzione di scendere nell'agone partitico, ci basta l'obiettivo di vivere un po’ meglio, insieme. Desideriamo realizzare le nostre proposte con metodo partecipativo, anche in collaborazione con le altre Associazioni.

Per questo vi chiediamo di esserci martedì prossimo alla Assemblea di Azione Comunitaria per incontrarci, parlare ed essere ascoltati a viso aperto e non da dietro una tastiera, dove non si possono cogliere le espressioni del viso, il linguaggio del corpo, o il calore di un sorriso.

Partecipate, abbiamo bisogno di voi, perché siamo solo all’inizio del viaggio e là davanti c’è ancora tanto mare da attraversare…

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...

Associazione "Azione Comunitaria"